Il sogno di Osama bin Laden si va concretizzato. I guerrieri santi del Jihad stanno realizzando il Califfato nelle terre della Mezzaluna fertile. Ieri, nelle moschee Mediorientali molti gli iman che hanno intonato questa preghiera: “O Allah guida i cuori dei leader dei mujaheddin del Levante. Distruggi i tiranni Bashar e Al Maliki. Allah proteggi la Sunna dai diavoli. Proteggi il nostro Jihad nel Levante”. Un’esortazione per sostenere di combattenti di Al Qaeda che stanno conquistando terreno in Iraq, in Siria e stanno crescendo nel Sinai e anche nella striscia di Gaza. L’esercito islamico dell’Iraq e del Levante ha issato le sue bandiere nere nella città di Falluja e in gran parte della provincia di Al Anbar. Altre divisioni qaediste, in Siria, nelle terre di confine con Iraq e Turchia, nella provincia di Hasakah, hanno ucciso decine di combattenti curdi del Pkk i quali combattevano anch’essi contro il regime di Assad. Appare così surreale quella affrettata dichiarazione di vittoria di George W. Bush il 3 maggio 2003, solo per avere deposto Saddam Hussein. Sei anni dopo, anche questa volta il primo giorno di maggio, il suo successore Obama si presentava al mondo dichiarando l’uccisione di Bin Laden e Al Qaeda in ginocchio. Ma oggi non c’è nessuna Al Qaeda 3.0 come vogliono definirla gli analisti statunitensi che dai tempi della guerra in Corea ad oggi hanno collezionato una serie di fiaschi e analisi confutate dai fatti. Quella che vince oggi in Iraq e si fa strada in gran parte del Medio Oriente è la Grande Al Qaeda propugnata da Osama Bin Laden che, prima di tanti strateghi occidentali, utilizzava internet e i social network per diffondere la sua ideologia, fare proseliti e organizzare operazioni militari in mezzo mondo. E’ lo stesso network qaedista che operava in Afghanistan: brigate internazionali di combattenti disposti a morire per la causa. Il fronte si è allargato grazie anche alle errate strategie americane che togliendo di mezzo dittatori arabi senza valide alternative hanno spianato il campo ai gruppi fondamentalisti. Dall’Africa al Pakistan la galassia qaedista sta evolvendo e si arrichiscie di nuovi gruppi come è emerso dai ocumenti scovati nel deserto del Mali dalle truppe francesi. L’Armée ha scoperto documenti di centinaia di jihadisti appartenenti ad almeno venti nazioni. Alcuni vengono dall’Europa e tutti sono globetrotter del jihad pronti a spostarsi dall’Africa subashariana al Caucaso per cacciare i kafir, gli infedeli. E nella lista nera ci sono proprio tutti: dai cristiani agli sciiti. E proprio la fitna, la guerra fratricia, tra sunniti e sciiti, che si sta consumando in Siria, Libano e Iraq è la realizzazione dei comandamenti di Osama bin Laden. Ecco un vero compendio sui nemici dell'ortodossia sunnita più volte ribadita nei discorsi e messaggi dallo Sheik Abdullah alias Osama Bin Laden. Così si scopre che «la minaccia della Shi'a per i sunniti non è minore di quella di ebrei e cristiani». E ancora: «Per tutta la durata della storia islamica, la Shi'a ha aiutato i cristiani e i politeisti nella loro battaglia contro i paesi musulmani. L'odio apparente della Shi'a contro gli ebrei e i cristiani non è altro che uno slogan usato per esportare la rivoluzione di Khomeini. Abbiamo testimoniato come il clero della Shi'a in Iraq si è precipitato ad aprire le porte ai Crociati e come abbia cooperato con loro per controllare l'Iraq«. Una pesante accusa di tradimento che secondo i soldati di Osama ha radici antiche. «Quando la Shi'a si è resa conto che la bilancia pendeva a favore dei Crociati, si è affrettata ad aprire loro le porte e a cooperare per controllare la maggior parte delle città meridionali. Hanno adottato lo stesso atteggiamento di uno dei loro antenati, Ibn Al Alqami, che aprì le porte di Baghdad ai Mongoli nel 1258». Un'alleanza così grave da meritarsi quindi la morte. E i mujaheddin stanno puntualmente eseguendo gli ordini emanati dal fondatore di Al Qaeda. I successi in Medio Oriente hanno già dato speranze ai jihadisti per una rivincita in Afghanistan. Dopo la vittoria a Falluja e la conquista di gran parte della provincia di Al Anbar i siti jihadisti hanno cominciato a postare un solo commento: “Di nuovo padroni dell’Iraq dopo dieci anni, ora in Afghanistan. Il tempo non ci manca”. E proprio quest’anno le truppe della Nato lasceranno ai soldati di Kabul il compito di proteggere il fragile establishment. Come in Iraq sarà anno di elezioni e le faide saranno pù accese. Nel frattempo, mentre l’Occidnete parla, in Siria il popolo muore e fugge, i miliziani jihadisti di Al Nusra conquistano terreno e i cuori dei profughi distribuendo loro il cibo preso dalle caserme di regime appena conquistate.
Iraq, il sogno di Osama si va concretizzando
I guerrieri della Jihad stanno realizzando il Califfato nelle terre della Mezzaluna fertile
