Un'enorme colonna di fumo nero si leva verso il cielo di Beirut e il Libano sprofonda di nuovo nel terrore. Una potente esplosione stamattina ha scosso la capitale libanese, nella zona degli alberghi e dei commerci, a meno di un chilometro dal luogo dove il 14 febbraio del 2005 fu ucciso l'allora premier Rafiq Hariri, e non lontano dal "Gran Serraglio", il complesso roccaforte del governo dove si trova l'ufficio dell'attuale premier, Najib Mikati. L'attacco è stato compiuto da un kamikaze al volante di un'autobomba, provocando numerosi morti e feriti. Ma i numeri sono ancora da verificare. Le persone sicuramente decedute sono 8. Le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano macchine e corpi in fiamme vicino al luogo dell'esplosione. Diverse ambulanze sono accorse sul posto. Dalle prime ricostruzioni risulta che l'ordigno pesava tra i 30 e 40 chilogrammi. Secondo i media libanesi, l'obiettivo dell'attentato era la casa dell'ex premier, Saad Hariri. Nell'abitazione di Hariri era prevista una riunione della Coalizione "14 Marzo", capeggiata dal movimento al Mustaqbal (Il Futuro), guidato proprio dall'ex premier, avversaria del gruppo militante Hezbollaha, assai critica nei confronti del regime di Bashar al-Assad e vicina all'opposizione siriana. Nell'esplosione è rimasto ucciso l'ex ministro libanese delle Finanze, Mohammad Shatah, che si stava recando proprio alla riunione nell'abitazione di Hariri. L'eminente economistache era un esponente di punta del movimento al-Mustaqbal. Aveva prestato servizio prima come consigliere dell'ex premier, Fuad Siniora, e poi del suo successore, Saad Hariri, appunto, figlio ed erede politico di Rafiq. Nella vettura su cui viaggiava c'erano anche altri esponenti politici della stessa corrente. L'esplosione di questa mattina arriva a poco più di un mese dall'ultimo attentato che ha colpito la capitale libanese. Era il 19 novembre quando un duplice attacco suicida contro l'ambasciata iraniana - simbolo del potere di Teheran nel Paese dei Cedri, sostenitrice del movimento sciita Hezbollah, nonché alleata del regime di Damasco e coinvolta nel conflitto in Siria - faceva 23 morti e 150 feriti. Qualche mese prima, il 9 luglio, l'esplosione di un ordigno nella periferia sud di Beirut, roccaforte degli Hezbollah, aveva fatto una cinquantina di feriti e il 15 agosto una ventina di morti si erano contati a seguito dell'esplosione di un'autobomba nel cuore della stessa periferia sud. Sempre a Beirut, il 4 dicembre, è stato ucciso Hassan Laqqis, comandante locale di Hezbollah. Il 20 dicembre il segretario generale del movimento sciita, Hasan Nasrallah, accusando Israele per l'omicidio, ha minacciato di vendetta per l'uccisione di Laqqis. E contro Hezbollah aveva scritto il suo ultimo tweet l'ex ministro delle Finanze rimasto ucciso: "Hezbollah sta realizzando la stessa strategia del regime siriano, vuole far tornare la situazione in Libano come quando era sotto il dominio di Damasco", aveva twittato pochi minuti prima di morire. E Saad Hariri ha implicitamente accusato il movimento sciita libanese Hezbollah della morte del suo ex ministro. Anche se non ha fatto esplicitamente il nome del "Partito di Dio", l'ex premier "per quanto riguarda i sospetti" ha puntato l'indice contro "coloro che fuggono la giustizia internazionale", ricordando il processo all'Aja contro i cinque uomini di Hezbollah incriminati per l'attentato contro suo padre nel 2005. L'attentato di oggi è solo l'ultima di una serie di ricadute in Libano dei 33 mesi di guerra della vicina Siria. Il conflitto civile siriano ha infatti profondamente diviso l'opinione pubblica libanese e innescato divisioni nette e scontri politici accesi nel Paese dei Cedri. La guerra civile siriana ha infatti alimentato le tensioni tra le comunità sunnite e sciite del Libano, che si schierano a sostegno delle varie parti del vicino conflitto. Il movimento sciita libanese Hezbollah è sceso al fianco delle truppe del presidente siriano, Bashar al-Assad, mentre i suoi rivali libanesi si sono schierati al fianco dei ribelli sunniti. E a Beirut pesa anche la questione dei rifugiati: dall'inizio della guerra sono più di 825mila i siriani che finora hanno cercato rifugio in Libano. Un "appello al dialogo" è arrivato dal ministro dell'Interno, Marwan Charbel, considerato come "l'unica soluzione per il Libano, colpito dalle conseguenze dirette e indirette del conflitto nella vicina Siria".
Libano, autobomba nel centro di Beirut: morti e corpi in fiamme
Un kamikaze si è fatto esplodere nei pressi dell'Hotel Four Seasons, a poca distanza dal governo. l'obiettivo era la casa dell'ex premier Saad Hariri. Ucciso l'ex ministro delle Finanze
