Esteri

Le tornate elettorali più interessanti del 2014

Da Bruxelles a Brasilia, passando per Washington e Nuova Delhi. Le elezioni che non si possono perdere

Il 2014 è un anno importante per le relazioni internazionali. Saranno mesi in cui le scelte degli elettori di diversi paesi potrebbero influenzare la politica ben oltre i loro confini. Ecco, dunque, di seguito, la lista delle tornate elettorali che saranno sotto i riflettori nel prossimo anno: Unione Europea. Sono quelle che in Italia conosciamo comunemente come "Europee". Rinnovo del Parlamento, dal 22 al 25 maggio. L'Europa ha risposto alla grande recessione con una forte dose di austerità. I risultati finora sono pochi. La disoccupazione è a livelli record. Molte economie europee continuano a contrarsi. Non stupitevi se il voto di maggio produrrà una performance record per i partiti populisti e nazionalisti che in genere operano ai margini della politica continentale. Stati Uniti. Elezioni di midterm, 4 novembre. I media americani già si chiedono chi sia il candidato favorito per le presidenziali del 2016. Prima però dovranno fare i conti con il rinnovo del Congresso. I repubblicani hanno bisogno di conquistare solo sei seggi per ottenere la maggioranza in Senato. I democratici devono accaparrarsi diciotto seggi alla Camera per ottenere la maggioranza nella camera bassa. Ma nessun presidente negli ultimi 100 anni ha visto il suo partito riconquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti nella sua seconda elezioni di medio termine. E se gli indici di gradimento di Barack Obama continuano su questi livelli (siamo ai minimi storici), probabilmente neanche lui romperà questa "tradizione". Afghanistan. Elezioni presidenziali, 5 aprile. Ci sono molte ragioni per essere preoccupati di come andranno. Nonostante i tentativi di riforma del sistema elettorale, dopo le elezioni 2009, anche le elezioni del 2014 saranno dominate da corruzione, mancanza di sicurezza e frodi di ogni genere. Il presidente Hamid Karzai per costituzione non può correre per un terzo mandato. Chi è in grado di succedergli? La commissione elettorale indipendente ha squalificato sedici dei ventisette candidati, lasciando undici sulla lista. I potenziali apripista sono Abdullah Abdullah, Ashraf Ghani Ahmadzai e il fratello maggiore di Karzai, Qayum. Tuttavia, il campo rimane aperto e include diversi signori della guerra influenti. Con le forze internazionali in programma di ritirarsi dall'Afghanistan entro la fine del prossimo anno e la resistenza talebana ancora forte in molte parti del paese, il nuovo presidente dovrà affrontare una strada molto difficile. Iraq. Elezioni parlamentari, 30 aprile. La democrazia irachena non si può prendere come esempio, ma funziona abbastanza da continuare a tenere unite le profonde differenze che convivono nel paese. Il premier in carica, Nouri al-Maliki, ha messo gli occhi su un terzo mandato. Purtroppo per lui, le elezioni provinciali di quest'anno non sono andate bene. Ora controlla meno della metà delle province a maggioranza sciita. Maliki ha però un asso nella manica: la stabilità. I suoi avversari, in effetti, potrebbero scegliere di favorire il candidato "incumbent" per evitare scossoni preoccupanti nel paese. India. Rinnovo della camera bassa. Le elezioni indiane sono imponenti. Più di 700 milioni di persone si dirigeranno verso più di 800.000 seggi elettorali e utilizzeranno più di 1,3 milioni macchine per il voto esprimendo la preferenza per oltre 1.300 partiti politici. (No, non tutti i partiti sono sulla scheda elettorale. La maggior parte di loro sono forze locali o regionali). Il Partito del Congresso, dominato da anni dalla famiglia Gandhi, potrebbe uscire dalle urne con le ossa rotte. Rallentamento della crescita economica, infrastrutture inadeguate e la corruzione dilagante pesano sulle sue spalle. Il politico che attira maggiormente l'attenzione dei media è Narendra Modi, primo ministro dello stato del Gujarat e leader del principale partito di opposizione in India, il Bharatiya Janata Party (BJP). Tuttavia, il BJP e i suoi alleati non hanno abbastanza forza per  vincere le elezioni del Lok Sabha (camera bassa). Saranno probabilmente larghe intese. D'altra parte l'India non ha un governo a partito unico dal 1989. Sudafrica. Elezione dell'assemblea nazionale. Il 2014 sarà il ventesimo anniversario della fine dell'apartheid e i sudafricani andranno alle urne per le quinte elezioni democratiche del paese. Eleggeranno l'Assemblea nazionale che a sua volta eleggerà il presidente. L'African National Congress (ANC), che ha governato il Sudafrica dal 1994, dovrebbe restare al potere. Tuttavia, quasi certamente perderanno seggi. Il paese è afflitto da un'economia lenta, elevata disoccupazione e corruzione dilagante. Questi saranno i fattori che peseranno sul voto. Turchia. Elezioni presidenziali, agosto. Molti turchi si domandano se il primo ministro Recep Erdogan Tay?yip aspiri alla presidenza. Perché dovrebbe? Innanzitutto perché le regole del gioco lo limitano a tre mandati come primo ministro e raggiungerà questo termine nel 2015. Ci pensa. I sostenitori di Erdogan parlano di riscrivere la costituzione della Turchia per dare al presidente maggiori poteri, ma finora non se ne è fatto niente. Molto pesa su questa decisione il parere ostile di un'opinione pubblica sul piede di guerra per le maniere "forti" del premier. Una cosa è certa: se il partito della giustizia e dello sviluppo (Akp), il suo partito, farà registrare buoni risultati alle elezioni locali del prossimo marzo, le probabilità che Erdo?an si candidi in agosto alla presidenza aumentano. Brasile. Elezioni presidenziali, 5 ottobre . La presidente in carica, Dilma Rousseff, sembra destinata a mantenere il suo posto. Resta da sciogliere solo un nodo a Brasilia: scoprire se si affermerà al ballottaggio o già al primo turno.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.