Esteri

Datagate, secondo il giudice lo spionaggio di massa della Nsa è incostituzionale

Contro il quarto emendamento. Emessa un'ingiunzione di continuare a raccogliere i dati sulle utenze telefoniche

Alla fine anche il datagate è finito in tribunale. E per la prima volta, dallo scoppio dello scandalo, è stato emesso un divieto formale per la Nsa di continuare a raccogliere i dati sulle utenze telefoniche. Un giudice americano infatti ha sollevato l'eccezione di incostituzionalità sul programma di spionaggio di massa dei cittadini Usa svelato dalla talpa dell'Agenzia nazionale per la sicurezza, Edward Snowden. Secondo Richard Leon, giudice federale nominato da George W. Bush ai tempi della presidenza, i programmi di controllo della Nsa sono in contrasto con il quarto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che prevede il divieto espresso di perquisizioni e sequestri non ragionevoli, laddove tutela “il diritto dei cittadini ad essere assicurati nelle loro persone, carte ed effetti”. L'occasione della pronuncia del giudice Leon è arrivata da una causa intentata da Larry Klayman e Charles Strange, attivisti nella difesa dei diritti civili, contro la stessa Agenzia di sicurezza americana, sostenendo in giudizio che i loro interessi di privacy superassero l'interesse del governo a raccogliere dati. Il giudice ha messo in discussione anche la causa di giustificazione per i programmi di spionaggio dei servizi segreti americani che il Dipartimento di giustizia ha sempre opposto alle critiche che sul datagate sono arrivate un po' da tutto il mondo. E cioè, secondo il giudice Leon, non è affatto dimostrato che le attività di controllo dei dati telefonici abbiano davvero aiutato la sicurezza dello Stato e prevenuto possibili attacchi terroristici. E poi, ha sottolineato il giudice nello spiegare la sua decisione, cosa ancor più grave è che il programma della Nsa, così intrusivo nella vita dei privati cittadini e in aperto contrasto con il principio del rispetto della riservatezza, sia stato attuato senza alcuna autorizzazione preventiva da parte dell'autorità giudiziaria. Il rimedio, adesso, è a posteriori. Ma contro la decisione del giudice  il governo ha già avanzato appello, e la sentenza per il momento è stata sospesa.

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