Esteri

El-Baradei accusato di tradimento Mubarak ai domiciliari

Intanto l’Europa «disarma» la repressione Altri arresti tra i leader dei Fratelli Musulmani

Un tribunale egiziano ha disposto la scarcerazione di Hosni Mubarak, mentre l'ex vicepresidente Mohammed el-Baradei viene formalmente accusato di tradimento e verrà processo per essersi dimesso. Questi i fatti emblematici della giornata di ieri che danno la misura del caos che domina l’Egitto che da tempo è governato di fatto dai militari dopo la deposizione del presidente Mohamed Morsi. In questa realtà contraddittoria, segnata da violenze e da morti che nelle ultime settimane hanno provocato centinaia di vittime, il raìs deposto nel 2011 dalla rivoluzione della «primavera araba» torna in libertà e uno degli uomini simbolo del dialogo si ritrova sul banco degli accusati. Intanto questa mattina Mohammed Mubarak lascerà il carcere di Tora. Una volta rilasciato Mubarak non sarà però del tutto libero ma verrà posto agli arresti domiciliari. Nei giorni scorsi il suo legale, Farid al-Dib, aveva annunciato la prossima liberazione dell'ex raìs ove fossero cadute le accuse legate a corruzione nel processo per i palazzi presidenziali. L’ex presidente, 85 anni, sarà comunque processato il 25 agosto per complicità nella morte dei manifestanti durante le rivolte del 2011, ma i termini della custodia in attesa di giudizio previsti erano scaduti. L'anno scorso Mubarak era stato condannato all'ergastolo per non aver impedito l'uccisione dei dimostranti, ma in seguito i magistrati avevano accolto il suo ricorso ordinando un nuovo processo. El-Baradei si era dimesso in disaccordo con la decisione di intervenire con la forza - facendo un bagno di sangue - contro i manifestanti in piazza Rabaa e Nadha. Le accuse mosse contro il premio Nobel per la pace sono state depositate da un professore di diritto presso l'università di Helwan del Cairo. El-Baradei, secondo fonti giudiziarie, dovrà comparire in tribunale il prossimo 19 settembre, anche se di fatto ha lasciato l'Egitto due giorni fa alla volta di Vienna. Il leader della Fratellanza musulmana Mohammed Badie è in carcere ma la sua voce è tornata a farsi sentire attraverso un anatema che aveva preparato per la pubblicazione: «Si pentiranno di quello che hanno fatto coloro che hanno scelto di sostenere l'oppressione e lo spargimento di sangue: i martiri sono stati uccisi perché resistevano a un tiranno traditore, il loro sangue vi maledirà». Dopo l'arresto di Badie, l'esercito continua a fermare dirigenti dei Fratelli Musulmani. Un altro smacco all'ala moderata della rivolta anti-Morsi è il fermo, all'aeroporto del Cairo, di Hazem Abdel Azim, uno dei simboli dell'attivismo giovanile. Ieri a Mersa Matruh, al confine con la Libia, è stato arrestato anche Safwat Hegazy, imam salafita e predicatore televisivo, sostenitore di Morsi, ricercato da oltre un mese: a quanto pare, stava cercando di passare la frontiera vestito da donna. Hegazy è stato trasferito al Cairo per essere interrogato. In manette è finito poi Murad Ali, portavoce dell'Fjp, braccio politico della Fratellanza: voleva imbarcarsi per Roma dopo essersi tagliato la barba e indossato dei jeans. E mentre sembra che le proteste di piazza della Fratellanza si stiano placando, anche perché il movimento ha subito molte e importanti perdite, con la morte di migliaia di membri e l'arresto dei suoi leader, il nuovo Egitto dell'esercito pensa a cosa fare per risollevare le sorti di un Paese diviso ed economicamente in crisi. Il ministro delle Finanze Ahmed Galal ha annunciato che il governo non alzerà le tasse né taglierà la spesa: l'obiettivo è inondare il Paese con i miliardi di dollari in arrivo dagli stati arabi del Golfo per dare vita a nuovi investimenti. Almeno nove persone, tra cui cinque palestinesi, sono state arrestate con l'accusa di coinvolgimento dell'attacco di due giorni fa che ha causato la morte di 24 poliziotti egiziani nel Sinai. Lo ha riferito una fonte delle forze di sicurezza, spiegando che i nove sono stati arrestati ad Al Arish, capitale della provincia del Nord del Sinai, vicino al luogo dell'attacco. Al termine dell’incontro di ieri l'Ue ferma le forniture di armi al regime egiziano, ma non vuole chiudere con i generali, che nel Paese arabo sembrano aver impresso il ritorno a un passato autoritario e si prepara a un nuovo approccio al mondo arabo. «Condanniamo con forza tutti gli atti di violenza», in Egitto, «e riteniamo che le recenti azioni dei militari siano state sproporzionate», ha detto il capo della diplomazia dei Ventotto, Catherine Ashton, al termine del summit straordinario dei ministri degli Esteri Ue convocato per decidere una risposta a quanto accade nel Paese arabo. «Gli Stati Membri,- afferma la dichiarazione finale, - sono d'accordo nel sospendere le licenze di esportazione di qualsiasi equipaggiamento che possa essere utilizzato per la repressione e di rivedere la loro assistenza al settore della sicurezza egiziano». Sarà ciascuno Paese europeo, ha precisato Ashton, a decidere come gestire questa misura. Bruxelles, però, non varerà sanzioni di natura economica, ma continuerà a finanziare «il settore socioeconomico e la società civile» riservandosi «aggiustamenti» in linea con l'evolversi della situazione.

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