Esteri

Assad: pugno duro contro i terroristi

Crisi siriana in un vicolo cieco Cresce il timore per padre Dall’Oglio

Mentre cresce l’apprensione per la sorte di Padre Paolo Dall’Oglio, il presidente siriano Bashar al Assad ha deciso di mostrare i muscoli. Domenica sera il capo del regime di Damasco ha partecipato all’iftar, la cena che rompe il digiuno del Ramadan, seconda uscita pubblica in pochi giorni dopo la visita a Darya, e ha tenuto un discorso dai toni particolarmente duri che sembra chiudere ad ogni possibilità di successo della conferenza di pace di Ginevra. Un discorso lungo, durato circa tre quarti d’ora e trasmesso nella notte dalla televisione siriana. Assad ha ribadito che la crisi si può risolvere solo sradicando il «terrorismo», che va combattuto con il «pugno di ferro». Assad ha anche bollato come un «fallimento» l'esperienza della Coalizione nazionale siriana, principale blocco dell'opposizione al suo regime, accusata di essere sul «libro paga di più di un Paese del Golfo», accusati di chiedere la democrazia in Siria mentre loro stessi violano i diritti umani: «Il loro sistema politico - ha detto Assad - appartiene al Medioevo, dove non ci sono Parlamenti o elezioni». Per il presidente, «l'opposizione non è affidabile» e «non ha alcun ruolo nella soluzione della crisi. Non si può trovare nessuna soluzione con il terrorismo, si può solo combatterlo con il pugno di ferro - ha detto - Non credo che nessun essere umano sano pensi che si possa gestire il terrorismo con la politica». La Siria, secondo il presidente, può scegliere tra «uno Stato di legge o uno Stato guidato da ladri e banditi». Assad si è anche detto convinto che la crisi economica siriana possa «essere risolta solo colpendo il terrorismo perché è legata alla situazione della sicurezza». Secondo il presidente, quindi, gli sforzi diplomatici per una soluzione politica della crisi, che in oltre due anni ha fatto più di 90.000 morti, vanno «accompagnati» da operazioni militari. «Se il terrorismo colpisce ovunque non ci possono essere nè sforzi politici nè progressi sul piano politico. Pertanto bisogna colpire il terrorismo per far sì che il processo politico vada nella giusta direzione», ha affermato Assad, che ha comunque lasciato aperto uno spiraglio, ai più apparso di facciata, agli sforzi diplomatici per l'organizzazione della conferenza di pace Ginevra 2: «Questo non significa - ha infatti dichiarato il raìs - che non possano esserci binari paralleli». Sul campo la battaglia prosegue e piovono accuse pesanti sul regime. Secondo l’associazione Human Right Watch, i missili balistici utilizzati dalle forze lealiste stanno provocando un «gran numero» di vittime civili, compresi «molti bambini». L'organizzazione ha indagato su nove operazioni in cui sarebbero stati utilizzati missili balistici che negli ultimi sei mesi hanno fatto almeno 215 morti tra cui 100 bambini. L'ultimo attacco su cui ha indagato Hrw risale allo scorso 26 luglio ed è stato effettuato nel governatorato di Aleppo: il bilancio parla di almeno 33 civili uccisi, tra i quali 17 bambini. Torna anche l’accusa alle forze governative di aver usato armi chimiche. Fonti dell'opposizione siriana hanno denunciato all'emittente al-Arabiya che sono state impiegate durante un attacco sferrato a Douma, un sobborgo di Damasco. Su Internet sono stati diffusi filmati che documenterebbero i soccorsi prestati alle vittime dell'attacco chimico, sul quale però non si hanno conferme ufficiali. Al-Jazeera, dal canto suo, riferisce di decine di persone ferite in seguito a un attacco condotto dall'esercito siriano nelle città di Adra e Douma. Circa una trentina dei feriti ad Adra sono curati per problemi respiratori in un ospedale da campo. Un elicottero da combattimento lealista ha poi attaccato un gruppo di miliziani armati in fuga al confine con il Libano, in direzione del quale ha anche sparato almeno tre salve di cannoncino: lo ha denunciato l'agenzia di stampa libanese Ann. Specie negli ultimi mesi, le forze governative di Damasco hanno ripetutamente violato la sovranità territoriale del Paese dei Cedri. Quanto alla sorte di padre Dall’Oglio, è ancora avvolta nel mistero. Come riporta l’agenzia Fides, i gesuiti del Medio Oriente con un comunicato firmato dal provinciale p. Victor Assouad, esprimono «inquietudine profonda» per alcuni confratelli. Insieme a padre Dall'Oglio, il gesuita romano scomparso nel Nord della Siria da una settimana – il Provinciale Assouad fa riferimento anche alla situazione critica attraversata da padre Frans van der Lugt e dalle persone che vivono con lui nella residenza gesuita di Boustan Diwan, nel centro della città di Homs, dove secondo fonti Unicef 400mila civili – quasi tutti donne, vecchi e bambini – sono rimasti bloccati e isolati per la nuova offensiva dell'esercito governativo contri le milizie ribelli. Padre Victor ringrazia tutte le persone che si preoccupano della sorte di Dall'Oglio e anche «tutte le istanze e le autorità che si mobilitano per la sua ricerca», auspicando che «si ponga presto fine a questa prova» e che «padre Paolo possa ritrovare i suoi al più presto». Riguardo agli ospiti della residenza gesuita di Homs, il Provinciale chiede che non sia risparmiato nessuno sforzo per proteggere la loro vita. Nel prolungarsi del dramma siriano viene riaffermata a nome di tutta la Compagnia la «solidarietà con la sofferenza di tutto il popolo». I gesuiti s'impegnano a proseguire la loro azione umanitaria rivolta a tutti e rinnovano il proposito di «operare per la pace e la riconciliazione in Siria».

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