Ascoltare i cinque studenti italiani (romani di nascita o di adozione) reduci, insieme ad altri colleghi universitari, dal loro viaggio in Azerbaigian da una parte apre il cuore. Dall'altra, le loro parole sono sale sulle ferite aperte della società italiana. Perché da questa piccola repubblica caucasica, nove milioni di abitanti in 86.000 chilometri quadrati, con un territorio diviso in due e circa un quinto sotto occupazione armena, arriva una lezione che potrebbe insegnare molto al nostro decadente Paese. L'entusiasmo che trasmettono questi giovani è lontanissimo dalla piaggeria verso chi li ha ospitati. È semplicemente frutto dell'aver visto e toccato che con un po' di lungimiranza e programmazione è possibile porsi traguardi ambiziosi. E raggiungerli. Certo, l'Azerbaigian è stato favorito dalle imponenti risorse di gas e petrolio scoperte negli ultimi anni. Ma la classe dirigente del Paese non si è cullata su queste ricchezze e ha deciso di investire sul futuro, in particolare sui giovani. Le parole pronunciate ieri dal premier Letta a questo proposito lasciano ben sperare, a patto che ai buoni propositi seguano fatti concreti. Costanza Manca di Villahermosa, Silvia Vannutelli, Adriano Tonachella, Francisco Javier Grechi e Jacopo Tomasina sono cinque dei 14 studenti che ha partecipato al «Msoi Roma: a focus on Azerbaigian». Il Movimento studentesco per l'Organizzazione Internazionale rappresenta l'Associazione Giovanile delle Nazioni Unite in Italia ed è, dal 1952, il ramo giovanile ed universitario della Società italiana per l'Organizzazione internazionale (Sioi). Tomasina ha diretto il progetto «Focus on Azerbaigian» che si è concretizzato in un viaggio studio di una settimana in uno dei Paesi più interessanti del Caucaso, scelto per il ruolo di primo piano che andrà ad occupare nei prossimi anni non solo nello scenario locale ma anche sullo scacchiere internazionale, anche in virtù delle imponenti risorse energetiche disponibili. Come nasce questo interesse per un Paese tutto sommato poco conosciuto e balzato agli onori della cronaca più che altro per l'invasione armena del Nagorno Karabach? «Dalla volontà di approfondire tematiche internazionali specifiche - spiegano - Nel 2011 si è svolto un ciclo di conferenze sul Nagorno e sull'area caucasica. Inizialmente dovevano essere 8 poi sono diventate molte di più. Da lì è nata l'idea di questo progetto. In questo abbiamo trovato grande collaborazione da parte delle autorità azerbaigiane. Hanno voglia di farsi conoscere. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare il ministro della Gioventù e dello sport, di visitare il ministero degli Esteri, il loro Centro studi strategici. Abbiamo constatato una grande apertura». L'impressione che ne hanno tratto è chiara: «Hanno una fortissima propensione verso il futuro - spiegano - E lo dimostrano investendo enormi risorse su giovani e ricerca». Proprio quello che manca all'Italia. «Esatto. Si basano sulla loro storia, sulle loro radici culturali e anche sugli errori del passato per guardare con grande lungimiranza al futuro. Spingono tantissimo sulla formazione delle giovani generazioni». Alla base di questa scelta strategica c'è la consapevolezza di aver avuto la fortuna di essere letteralmente seduti su un mare di petrolio e gas ma che queste risorse non sono infinite. Dunque hanno la necessità di diversificare gli investimenti. E i giovani sono in cima alla lista delle priorità: «Siamo stati positivamente stupiti - spiegano gli studenti italiani - C’è un grande sostegno alla formazione culturale dei giovani all’estero. Sono circa 5.000 le borse di studio per questo scopo con l’impegno, per chi ne usufruisce, di tornare poi per almeno 5 anni a lavorare in Azerbaigian. Un programma che doveva scadere nel 2015 ed è stato prorogato al 2020». Un piano intelligente contro la fuga di cervelli. Ma le relazioni con l’Italia non si limitano a questo genere di scambi, nonostante sia un Paese semisconosciuto da noi. Basti pensare che nella capitale Baku c’è un’intera facoltà dedicata alla lingua e alla cultura italiana. Ci sono poi le collaborazioni con l’Università di Napoli e l’Accademia diplomatica ma anche i rapporti economici: l’Italia è uno dei principali partner commerciali del Paese caucasico. E ora si punta ad un forte lancio turistico, basato sulla millenaria cultura azera, capace di inglobare aspetti delle tante tradizioni che si sono «stratificate» in quel crogiolo di popoli e razze. In quest’ottica, giovedì 16 maggio si terrà a Roma il 1° Forum del Turismo italo-azerbaigiano che vuole mettere in luce la realtà e il potenziale dello Stato caucasico relativi al settore turistico e i legami che uniscono l’Azerbaigian e l’Italia, con un’attenzione particolare alle opportunità di sviluppo dei rapporti economici.
Giovani e ricerca Scommessa sul futuro
Un modello da seguire per la formazione
