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Il clima impazzito costa 2 miliardi. Agricoltura in tilt per siccità e caldo record

Leonardo Ventura
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Il mese di maggio 2022 sarà archiviato come uno dei più caldi degli ultimi cento anni. È andata peggio nel 2003 e poche altre volte nell'ultimo secolo. Caldo record, siccità, e poi improvvise e violente precipitazioni, bombe d'acqua, freddo e gelate improvvise fuori stagione: i mutamenti climatici sono una realtà che oltre che creare disagi, creano danni sensibili su tutta la filiera agro-industriale. Secondo i dati dell'Ismea (Istituto di servizi peril mercato agricolo alimentare) gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da un quadro meteoclimatico particolarmente avverso anche in Italia: il 2020 ha visto un aumento della temperatura media nazionale (+1,04°C rispetto alla media 1981-2010). Recentemente Coldiretti ha evidenziato come nel 2021 l'attività agricola sia stata sconvolta dall'andamento climatico anomalo e ha stimato in oltre 2 miliardi i danni solo computando quelli consumati direttamente nelle campagne, senza considerare quindi gli effetti sull'indotto della filiera.

SOLO IL 10% SI PROTEGGE - Ce ne sarebbe abbastanza per immaginare la necessità di coprirsi con polizze assicurative ad hoc, a fronte di questa rischiosità crescente. Eppure, il numero di aziende assicurate resta relativamente contenuto - complessivamente circa 74.000 unità a fronte di più di 770.000 aziende agricole beneficiarie di pagamenti della Pac - come rilevato da Ismea, circa il 10%. La sottoassicurazione che si registra anche nel settore agricolo - si sa che l'Italia è purtroppo un Paese generalmente poco propenso ad assicurarsi contro i rischi - finisce per minare uno dei comparti produttivi più importanti. Il sistema agro-alimentare italiano è uno dei cardini dell'economia nazionale. Dall'analisi dell'Annuario dell'agricoltura italiana 2019 del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) emerge che l'intero sistema agro-alimentare valeva oltre 522 miliardi di euro considerando tutte le sue componenti (agricoltura, agroindustria, servizi legati al cibo), pari a oltre il 15% del Pil italiano, come media degli ultimi anni.

 

 

LE AGEVOLAZIONI NON BASTANO - In considerazione della rilevanza strategica che il settore agricolo riveste nel nostro Paese, il sistema pubblico destina in favore dell'agricoltura dei contributi pubblici volti proprio a incentivare il ricorso a strumenti di gestione del rischio da parte degli agricoltori. Se questi ultimi decidono di assicurarsi, possono ottenere un contributo pubblico fino al 70% del costo della polizza, se la copertura assicurativa rispetta determinate condizioni fissate dal Piano di gestione del rischio emanato annualmente dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Ma si tratta di agevolazioni che non hanno prodotto molto. Nel 2021 sono cresciuti del 5% i valori assicurati (pari a un totale di 8,9 miliardi di euro). Il modesto interesse perle coperture assicurative è in parte riconducibile a una scarsa cultura assicurativa; in parte al fatto che il sistema delle agevolazioni condiziona fortemente la domanda assicurativa, poiché l'agricoltore è ragionevolmente portato a richiedere una polizza con le caratteristiche e i requisiti necessari per ottenere il contributo, con l'aggiunta di una estrema rigidità dei pacchetti assicurativi previsti dal Pgra (Piano di gestione dei rischi in agricoltura).

POLIZZE FLESSIBILI - Il sistema delle agevolazioni è agganciato a coperture assicurative che prevedono combinazioni di rischio prefissate. Una situazione che risulta poco flessibile, poco "customer oriented" e non sempre corrispondente alle concrete preferenze degli agricoltori. Un'offerta meno vincolata e più libera consentirebbe alle compagnie di modulare le coperture in base alle effettive necessità degli agricoltori e incentiverebbe questi ultimi a coprirsi anche contro rischi a oggi non coperti, permettendogli in tal modo di godere di una maggiore protezione. Al contempo questa diversificazione del rischio consentirebbe al settore di sviluppare un'offerta più completa. A fronte della crescente esposizione al rischio di catastrofi naturali, la legge di Bilancio 2022, a valere sulla Pac 2023-2027, ha istituito un Fondo mutualistico nazionale a copertura degli eventi catastrofali ai danni delle produzioni agricole, operativo dal 1° gennaio 2023.

 

 

IL FONDO MUTUALISTICO - Il Mipaaf (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) a tale scopo ha previsto stanziamenti per oltre 645 milioni di euro fino al 2027 perla copertura di eventi quali alluvioni, gelo, brina o siccità, di cui 5 milioni di euro per il 2022 e 128,3 milioni di euro annui dal 2023-2027. Queste risorse saranno integrate coni 250 milioni di euro complessivi previsti per l'aumento del cofinanziamento delle assicurazioni agevolate fino al 2027. Il fondo mutualistico nazionale a copertura dei danni catastrofali alle produzioni agricole nasce con lo scopo sostanziale di fornire una maggior protezione alle aziende agricole e stabilizzare i redditi rafforzandone la resilienza rispetto agli eventi atmosferici estremi. La soluzione proposta può, inoltre, consentire una maggiore sensibilizzazione degli agricoltori ai vantaggi della mutualizzazione e la diffusione della cultura del rischio e della prevenzione nel settore; aspetti di rilievo se consideriamo l'attuale modesto interesse per le coperture assicurative.

COPERTURE MODULARI - Per i danni gravi oramai non si può che ragionare in termini di «sistema» con la collaborazione di tutti gli stakeholder. Proprio per questo l'Ania ha già da tempo iniziato delle interlocuzioni con le Organizzazioni del settore agricolo per individuare possibili sinergie. «Nell'ambito del settore agricolo il gap di protezione va colmato non solo trovando soluzioni di partenariato tra pubblico e privato, su cui l'Ania sta lavorando a livello istituzionale, ma anche una maggiore libertà nella definizione dell'offerta che consenta alle compagnie di ampliare le coperture, anche ricorrendo a polizze parametriche, garantendo in tal modo una maggior tutela agli agricoltori». «Una maggiore mutualità-sottolinea l'Associazione - consentirebbe, inoltre, alle compagnie di sviluppare un'offerta completa ed efficace e promuovere la diffusione di coperture di filiera modulari, dedicate alla protezione degli attori attivi su diverse fasi della filiera agroalimentare».

 

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