L'Unione Europea sapeva. E almeno due anni era a conoscenza delle manipolazione dei test sulle emissioni. A lanciare l'allarme un rapporto del 2013 del "Joint Research Centre" della Commissione Europea che evidenziava l'incapacità degli organismi comunitari di tenere sotto controllo l'industria automobilistica. La "bomba" viene lanciata del Financial Times che segnala come nel documento si ponesse l'attenzione sui problemi posti da dispositivi - peraltro illegali in Europa dal 2007 - in grado di alterare i risultati delle emissioni. Il rapporto del centro di ricerca invitava a testare su strada le auto diesel invece che in laboratorio, dal momento che "i sensori e i componenti elettronici nelle auto moderne sono in grado di rilevare l'inizio di una prova di emissioni in laboratorio". Una rivelazione che, se confermata, getterebbe nuova luce sullo scandalo che ha investito Volkswagen. Proprio ieri, infatti, si è diffusa la notizia che l'Ue è pronta a cambiare, dal 1° gennaio 2016, la modalità con cui vengono testate le macchine. Ma l'impressione è che si tratti di una rivoluzione tardiva, forse un modo per cercare di allontanare sospetti. Non a caso l'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini, proprio dalle pagine del nostro giornale ha ricordato che da direttore generale del dicastero più volte aveva segnalato alla Commissione "l'ipocrisia della regolamentazione sollecitando la modifica della procedura di omologazione per fare in modo che i nuovi veicoli venissero «testati» nelle condizioni d’uso". Nel frattempo dall’Ue arriva una risposta alle accuse del FT: "I ricercatori Ue hanno misurato solo le emissioni delle auto, non i motori cui non avevano accesso, scoprendo gas in laboratorio diversi da quelli su strada: una cosa nota che ha portato la Ue a introdurre test su strada dal 2016". In Italia 1 milioni di auto coinvolte In Italia i motori diesel truccati della Volkswagen potrebbero essere circa un milione. Lo ha detto il viceministro ai Trasporti, Riccardo Nencini, a margine del meeting dei Centri di revisione auto: "Una previsione di massima indica circa un milione di veicoli coinvolti. Sono in corso controlli per verificare il danno provocato anche nel nostro Paese". Suzuki fa marcia indietro Suzuki mette una pietra sopra all'alleanza, mai decollata, con Volkswagen per le auto ibride ed elettriche. La casa giapponese annuncia di aver venduto la quota rimanente di azioni Volkswagen in suo possesso. Separatamente Porsche, in un'email, fa sapere di aver acquistato da Suzuki l'1,5% di Volkswagen. La preoccupazione di Padoan TParlando alla festa di Scelta Civica a Salerno, il ministro dell'Economia ammette che lo scandalo Volkswagen potrebbe avere "conseguenze" sull'industria italiana "che non ha colpa". "Il problema - sottolinea - non è solo tedesco ma anche europeo, oltre che americano. In questo momento l'Europa sta facendo molta fatica a uscire dalle conseguenze della recessione e se la fiducia viene intaccata la propensione all'investimento si indebolisce, mentre l'azione di politica economica di questo Governo è volta a consolidare la fiducia". La certezza di Moretti Di tutt'altro parere il numero uno di Finmeccanica, Mauro Moretti: "Lo scandalo Volkswagen non avrà impatti per l'Italia ma rappresenta un caso di tradimento della responsabilità. Per un gruppo che ha difficoltà ci saranno vantaggi per i competitor. Il problema riguarda invece il non rispetto da parte del gruppo tedesco delle promesse alla propria clientela e quello del non rispetto di uno degli elementi base di quella che sta diventando l'etica mondiale, ovvero il rispetto della natura".
L'Ue sapeva delle manomissioni dei motori Volkswagen In Italia un milione di auto coinvolte
A lanciare l'allarme un rapporto del 2013 della Commissione Europea: "I dispositivi possono alterare i risultati delle emissioni" CLINI "Avevo chiesto a Bruxelles la modifica dei test"
