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Economia

«In Italia controlli-farsa sui gas di scarico»

Intervista a Cosmo La Porta, titolare dell'omonimo autosalone in viale della Province: «I clienti ora aspettano a comprare per capire meglio»

«Per qualche annetto ora si è offuscato il mito. Sembravano imporci tutto con piglio categorico, e anche loro adesso nell’occhio del ciclone. L’ideale tedesco frantumato su una storia di emissioni…». Cosmo La Porta, titolare dell’omonimo Salone capitolino in viale delle Province, dall’84 nel settore, commenta le ultime vicende che hanno travolto il marchio Volkswagen.     Che idea si è fatto della vicenda? «È crollato un mondo, senza dubbio. Quello che penso? Che il mercato americano non sapeva come difendersi dal dollaro in picchiata e dall’immagine dura a morire delle auto tedesche che spopolavano e si è difeso così».     La questione ambientale è centrale in tutta la storia. Lo sa che dal 1° gennaio nella Ue cambieranno i test di omologazione? «Guardi, i controlli sui gas di scarico in Italia sono sempre stati una barzelletta. Il sistema migliore potrebbe essere quello di fare auto con altri carburanti, motori alternativi. Ma non c’è mai stato alcun interesse a farlo, solo per convenienza economica. E con i test di omologazione nuovi non cambierà niente».     Nessuna spinta a produrre auto differenti? «Sì, questo sì, ma sul parco auto esistente il problema continuerà a porsi».     Lo scandalo si sta espandendo anche ad altri marchi. «In realtà, i problemi li danno tutte le auto dopo un certo chilometraggio e i filtri andrebbero sostituiti. Quando è scoppiato il “caso” i clienti più affezionati mi hanno chiamato il giorno stesso».     Per dirle cosa? «Come riavere qualche rimborso sull’auto Volkswagen acquistata dopo che si è scoperto il trucco. Poi se ne sono aggiunti altri: tutti a chiederci come possono fare a recuperare qualche euro, puntando anche a possibili class action di concerto con le associazioni che già si sono fatte sentire. Le battaglie collettive di questi tempi sono tutte economiche. Oggi sul mercato delle auto si registra una piccola ripresa soprattutto sul fronte dell’usato, sulle macchine più vecchie che sono maggiormente inquinanti. Sì, certo, si muove anche il nuovo, ma del 10% in più rispetto a due o tre anni prima in cui è sceso in basso però».     Se si sospendessero le vendite di auto Volkswagen in Italia, crede si venderebbero più auto di casa nostra? «Ma non ci credo nemmeno se lo vedo! Chi rinuncerebbe al desiderio di acquistare un’auto di un marchio che ha un’identità straniera precisa, nota, Mercedes, Volkswagen, Bmw, sinonimo di potenza e altro, per ripiegare, con tutto il rispetto, su una Fiat? Lo dico anche a mio discapito perché di Fiat ne vendiamo moltissime. Il punto è che le ispezioni a tutela dell’economia nazionale dovrebbero essere capillari».     E cioè? «I tedeschi pagheranno una multa in Usa, e in Europa si farà tutto superficialmente».     La clientela è frastornata? «Diciamo che sono in attesa anche perché questo non è un mese in cui si acquista molto. Non hanno fretta di comprare, hanno fretta di capire bene quello che è accaduto: non vogliono rischiare di comprare una Euro 6 per poi, in realtà, ritrovarsi una Euro 4. Tra l’altro, era risaputo da tutti».     Che cosa? «Che i filtri antiparticolato che montano le Volkwsagen erano già dall’inizio una presa in giro, moltissimi tecnici del settore lo dicevano da tempo».

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