Poveri tedeschi, alla fine sono finiti pure loro a vendere la fontana di Trevi agli americani, senza zampilli d'acqua, senza arte e senza la simpatia di un Totò napoletano ma con il travestimento triste di un software applicato ad una macchina, capace di modificare i dati sulle emissioni dei gas di scarico dell’auto del popolo, nella dura lingua germanica la Volkswagen. Matteo Renzi direbbe che chi di stereotipo ferisce alla fine di stereotipo perisce e i crucchi, quanto a luoghi comuni sull’Italia, non si sono mai risparmiati. La loro stampa nazionale, sia d’élite e più di sinistra, come il «Der Spiegel» sia più nazionalpopolare come la «Bild» dal nostro Belpaese ha sempre preteso intransigenza morale, fustigando con copertine ed articoli che oggi, alla luce della vicenda Volkswagen, appaiono ridicoli, i vizi di noi italiani. La galleria per immagini della presunta (e falsa) superiorità morale e civile che i tedeschi si sentono spesso addosso, è assai lunga. Si va da una pistola sdraiata su un piatto di spaghetti con l’indicazione sul «paese delle vacanze». Alle facili ironie di pochi anni fa sulla crisi economica italiana quando il settimanale tedesco «Der Spiegel» dedicò la copertina del suo numero all’Italia, una copertina impietosa con un Silvio Berlusconi abbigliato da gondoliere e il titolo sopra «Ciao bella!», accompagnato dal sottotitolo «Il declino del più bel Paese del mondo». L’illustrazione - ironia della sorte vergata da uno statunitense (chissà se gira in Volkswagen) Dan Adel - ritraeva il premier sullo Stivale tra due belle sirene. Ai suoi piedi, come citazione inutilmente cattiva, il famigerato piatto di spaghetti con un revolver posato sopra, rimando alla contestata copertina del 1977 dello stesso Spiegel. Hanno pure, gli amici tedeschi, scomodato l’aggettivo «codardi» per gli italiani quando si consumò la tragedia della Costa Concordia di fronte all’Isola del Giglio e il nome del comandante Schettino e di quel naufragio fece il giro del mondo. Oggi, che un banale software ha svelato quanto i tedeschi siano prevedibili persino nelle loro debacle e furfanterie, tutte quelle copertine e quei titoli e quegli articoli sul malcostume Italiano, diventano una sonora pernacchia, alla Alberto Sordi, in faccia alla Crande (con la c) Germania e alla sua presunta superiorità. Il tempo delle lezioni, con i maestri da una parte e gli alunni dall’altra, è terminato ed i ruoli si sono ribaltati. La Cancelliera Angela Merkel si dice giustamente preoccupata della reputazione tedesca, ed è un gustoso contrappasso per un popolo, come quello germanico, che ha passato anni e paginate a deridere la reputazione di noi italiani. Gli stereotipi sono stupidi prima ancora che falsi e anziché ai luoghi comuni, per capire il mondo, bisognerebbe guardare alla storia. Quella dell’auto del popolo, la Volkswagen, nacque nella seconda metà degli Anni Trenta, sotto la dittatura nazista di Adolf Hitler. Il Führer voleva realizzare un’automobile che fosse in grado di motorizzare il popolo tedesco, un'auto compatta, da produrre in serie e a prezzi accessibili. Avessimo voluto, noi italiani, giocare sugli stereotipi oggi le nostre biblioteche sarebbe zeppe di raccolte di copertine ironiche su questi tedeschi, così rigorosi verso gli altri. Ma lo stile italiano, in fondo, è proprio questo: essere altrove, rispetto alle banalità di un cliché. Così, nell’attesa che l’auto del popolo, la volk-macchina, cambi software, tanti saluti allo Spiegel e alla stampa crucca. Non vi amareggiate troppo e mangiateci su, ma non i crauti, che già lo stomaco ce l’avete appesantito. Magari una pizza, Margherita. Ciao, belli.
La superiorità dei tedeschi Un mito che finisce in fumo
Dopo anni a deridere la reputazione dell'Italia, la Germania "cade" sulla qualità
