Matteo Renzi e la sua allergia mai celata per la tecnocrazia europea fa perdere la staffe anche al placido e nordico presidente Ue, il lussemburghese Jean Claude Juncker, che va giù duro contro, a suo dire, l’atteggiamento tenuto dal premier italiano insieme all’inglese Cameron nel corso dell’ultimo Consiglio europeo. Juncker indirizza direttamente a palazzo Chigi parole di fuoco: «Devo dire al mio caro amico Renzi che io non sono il presidente di una banda di burocrati, ma sono il presidente della Commissione europea, che è un’istituzione europea. Quindi invito tutti i primi ministri a rispettare la mia istituzione perché non siamo meno legittimati rispetto ad altri». Un gesto che irrigidisce le posizioni tra Roma e le istituzioni europee e che è probabilmente figlio della visione troppo filo germanica tenuta da Bruxelles negli ultimi anni sul tema del rigore. Dopo anni di attesa per la ricomparsa del segno positivo di fronte al prodotto interno lordo ormai si è arrivati agli schiaffi. La risposta di Renzi però non si fa attendere. Per una volta dopo la sottomissione ai diktat europei, la subordinazione di Monti ai voleri della Merkel, qualcuno alza la voce. E con un sussulto quasi patriottico Renzi risponde via Twitter: «Per l’Italia, la sua storia, il suo futuro chiedo rispetto. Anzi: pretendo il rispetto che il Paese merita». Insomma uno scontro che probabilmente non mancherà di lasciare strascichi nei rapporti tra il nostro Paese e l’Europa. Uno strappo che apre una fase più rissosa ma probabilmente più produttiva per Roma nella negoziazione con Bruxelles su deficit e investimenti. Ad accendere la miccia il comportamento di Renzi dopo il summit Ue. Juncker spiega «Non mi è piaciuto il modo in cui si sono comportati alcuni primi ministri dopo il summit (il riferimento oltre al presidente del Consiglio italiano è a David Cameron ndr) credevo che il Consiglio europeo fosse stato creato per risolvere problemi, non per amplificarli». Il presidente dell’Ue spiega che «l’apertura di credito di Bruxelles per la manovra italiana c’è stata, ma il giudizio della Commissione europea, che la scorsa settimana ha dato un primo via libera alla legge di Stabilità sarebbe stato completamente diverso se, come dice Matteo Renzi, fosse dominata dai burocrati. Se Barroso avesse ascoltato solo i burocrati, i conti dell’Italia sarebbero stati trattati in modo completamente diverso. Queste critiche - aggiunge riferendosi alle dichiarazioni di Renzi alla fine del Consiglio europeo - sono superficiali». Poi la replica. Ma prima del tweet di Renzi arriva quella del governo italiano affidata a Sandro Gozi: «Nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma è bene per l’Italia e l’Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano», è la risposta che Palazzo Chigi affida a Sandro Gozi. A scaldare gli animi degli italiani sono anche le previsioni d’autunno diffuse ieri dalla Commissione Ue che gelano la possibile ripresa della seconda parte dell’anno. All’Italia tocca una revisione al ribasso delle stime di crescita, Pil negativo nel 2014, e il debito pubblico che potrebbe arrivare al picco di 133,8% nel 2015 nonostante le privatizzazioni ipotizzate dal governo.
Tra Renzi e Juncker finisce a schiaffi
Il presidente Ue contro Matteo: «Non sono il capobanda dei burocrati, tu sì». Il premier risponde seccato: «Pretendo per l’Italia il rispetto che merita» LEGGI ANCHE E da Bruxelles tornano i soldi: 44 miliardi
