Un paese allo sbando e pieno di contraddizioni. Famiglie che nei consumi tornano indietro di 10 anni che preferiscono curarsi privatamente. Giovani sempre connessi, ma con una scolarità insufficiente. Un'Italia infelice fatta di precari che cercano stabilità lontani dalla politica, magari emigrando all'estero. Un'economia in crisi, con solo gli extracomunitari a trovare la via giusta per uscire dalle sabbie mobili. Il fisco pesa in uno stato di allarme generale. Ecco quanto emerge dal Rapporto Censis sulla situazione sociale. Ma andiamo con ordine. La pressione fiscale e le spese non derogabili vedono ormai una parte consistente delle famiglie italiane in uno stato di tensione continua, tale da rendere molto diffusa la sensazione di non essere in grado di poter far fronte a spese eccezionali. Per ben il 72,8% delle famiglie un'improvvisa malattia grave o la necessità di significative riparazioni per la casa o per l'auto sono un serio problema. E lo stesso pagamento di tasse, tributi e bollette mette in difficoltà una quota significativa di italiani. Questo è l'anno culmine di un lungo trend di decrescita che parla di un paese smarrito. La crisi ha portato alla cessazione di più di un 1,6 milioni di imprese tra il 2009 e oggi. I negozi di vicinato che operano nell'alimentare, pur essendo stati spiazzati dalla grande distribuzione, hanno registrato un lieve incremento, segno che c'è un ritorno alle vecchie abitudini. Il commercio ambulante è cresciuto di quasi l'8%. Gli operatori del commercio online sono quasi 12.000, aumentati del 20% tra il 2009 e oggi. Dunque, flessione delle imprese, ma segno positivo per chi compra al mercato e sul web cercando di risparmiare. Più di un quarto dei cittadini italiani manifesta una lontananza pressoché totale dalla politica, non informandosi mai o quasi mai al riguardo. Se a questa percentuale si aggiunge la quota di coloro che dichiarano di interessarsi ai fatti della politica al massimo qualche volta al mese, si supera il 40% di disinteresse a livello medio generale. La crisi economica morde anche gli stranieri che però dimostrano di saper reagire: di fronte alle difficoltà di trovare un lavoro dipendente, sempre più numerosi si assumono il rischio di aprire nuove imprese. Gli stranieri sembrano aver trovato la ricetta vincente e sono cresciuti del 21,3% nel comparto al dettaglio. Sono quasi 6 milioni, invece, gli occupati nostrani che nell'ultimo anno si sono trovati a fare i conti con una o più situazioni di instabilità e precarietà lavorativa. Un'area di disagio che rappresenta il 25,9% dei lavoratori e che può essere riconducibile all'instabilità lavorativa (che interessa una platea di 3,5 milioni di persone tra lavoratori a termine, occasionali, collaboratori e finte partite Iva) e alla sottoccupazione (relativa ai 2,8 milioni che vorrebbero lavorare più di quanto non facciano, ma non riescono per motivi che non dipendono da loro: tra questi vi sono 2.219.000 part-time involontari, ma anche cassaintegrati). Questo il quadro generale. Un rapporto che a nemmeno un mese dal Natale la maggioranza degli italiani non vorrà leggere.
Il rapporto Censis è un allarme antincendio
I consumi tornano indietro di 10 anni e il fisco pesa sulle tasche degli italiani sempre più preoccupati.
