Economia

Unimpresa: crisi, oltre 9 milioni gli italiani in difficoltà

ll deterioramento del mercato del lavoro, spiega Unimpresa, non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici

Il deterioramento del mercato del lavoro, spiega Unimpresa, non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. «Di qui - si legge nell'analisi - l'estendersi del bacino dei deboli». Il dato sui 9,17 milioni di persone è relativo al secondo trimestre del 2013 e complessivamente risulta in aumento dell'3,2% rispetto al secondo trimestre del 2012, quando l'asticella si era fermata a 8,89 milioni di unità: in sei mesi quindi 286mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale. Nel secondo trimestre di quest'anno i disoccupati erano in totale 3,07 milioni: 1,68 milioni di ex occupati, 633mila ex inattivi e 760mila in cerca di prima occupazione. I disoccupati risultano in aumento del 13,7% rispetto all'anno precedente (+371mila persone). Stabile, invece, il dato degli occupati in difficoltà: erano 6,18 milioni a giugno 2012 e sono risultati 6,10 milioni a giugno scorso. Un apparente restrizione dell'area di difficoltà che, invece, rappresenta un'ulteriore spia della grave situazione in cui versa l'economia italiana: anche le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno pagano il conto della recessione. «Il Governo di Enrico Letta - ommenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - non prende decisioni importanti: l'occasione offerta dalla legge di stabilità sta per essere sprecata con un mix di misure che non consentono a imprese e famiglie di avere risorse per guardare con fiducia al futuro. Offriamo all'Esecutivo, ai partiti e alle istituzioni, i numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quanto sono profonde la crisi e la recessione nel nostro Paese». «Può apparire anomalo - aggiunge Longobardi - che un'associazione di imprese analizzi il fenomeno dell'occupazione, quasi dal lato del lavoratore. Ma per noi la persona e la famiglia sono centrali da sempre, perché riteniamo che siano il cuore dell'impresa. Bisogna poi considerare che l'enorme disagio sociale che abbiamo fotografato ha conseguenze enormi nel ciclo economico: più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese». Secondo il presidente di Unimpresa «serve maggiore attenzione proprio alla famiglia da parte del Governo».

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