Economia

La Corte tedesca può dare lo stop alla moneta unica

Filippo Calerif.caleri@iltempo.it Allacciare le cinture. Oggi è uno di quei giorni che potrebbero passare alla storia come l’attacco giapponese a Pearl Harbour o quello alle Torri Gemelle di New...

Allacciare le cinture. Oggi è uno di quei giorni che potrebbero passare alla storia come l’attacco giapponese a Pearl Harbour o quello alle Torri Gemelle di New York. Oggi i giudici della Corte costituzionale tedesca potrebbero segnare la fine dell’euro come valuta unica dei partner comunitari. A loro spetta infatti la parola per dichiarare la legittimità del «bazooka anti spread» messa in discussione da un ricorso basato sulla considerazione che il cosiddetto Omt, e cioè la possibilità che la Banca Centrale Europea acquisti senza limiti i titoli di Stato dei paesi messi sotto tiro dalla speculazione, possa prefigurare un trasferimento occulto di risorse comunitarie tra i paesi. Un atto che, secondo i ricorrenti, richiederebbe il via libera da parte del Parlamento di Berlino, unico soggetto in grado di autorizzare aiuti ad altre nazioni. Una sottile linea interpretativa quindi, sulla quale però si gioca il destino dell’integrazione monetaria e probabilmente la stessa sopravvivenza dell’euro così come oggi conosciuto. Se la Corte decidesse l’illegittimità dello scudo anti spread tarpando le ali a Mario Draghi è altamente probabile che già da oggi i titoli dei paesi periferici, Italia compresa, comincino a riprendere la «febbre» nel senso che sarebbero nuovamente oggetto di vendite massicce. Il valore in conto capitale diminuirebbe, il tasso reale di rendimento crescerebbe verso il 5-6% toccato nei momenti più acuti della crisi e il costo per il servizio del debito pubblico si mangerebbe gli spazi da utilizzare per abbattere l’Imu, il cuneo fiscale e l’aumento dell’Iva. Insomma il disastro. Se passasse la linea morbida, quella dei «paletti» all’azione della Bce, questa perderebbe la sua tempestività d’intervento sui mercati secondari. Per comprare titoli di Stato avrebbe bisogno, ogni volta, di un sì del Bundestag. Così i mercati la farebbero da padroni. In questo caso nello scudo si aprirebbe una crepa in grado di distruggerlo molto presto. L’ipotesi migliore resta quella della non competenza della Corte e del rinvio del giudizio alla Corte di giustizia Ue. Unico organo giurisdizionale deputato a decidere le questioni sovranazionali in Europa. Certo Draghi non è rimasto muto in attesa delle prime decisioni. Lui non ci sarà a esporre le tesi difensive ma, considerato che gli umori dei giudici costituzionali interpretano quelli dei contribuenti tedeschi alle prese con la campagna elettorale per dire sì oppure bocciare la linea rigorista della Merkel, ieri ha inviato una serie di messaggi pro bazooka. Ha parlato in tv ai tedeschi spiegando che con l’Omt «finora non si è speso un solo euro». Che il rischio per i contribuenti attraverso le misure Bce «è chiaramente diminuito rispetto a un anno fa». Che non si uscirà dalla crisi facendo inflazione «questo lo garantisco io». In particolare ha condiviso i suoi ricordi di gioventù: «Negli anni ’70 abbiamo subito una dolorosa esperienza familiare, proprio a causa dell’inflazione. Una gran parte dei risparmi della mia famiglia, e noi eravamo tre figli, furono annientati dall’inflazione degli anni ’60 e ’70 in Italia». Argomento convincente per i teutonici feriti dalla superinflazione della caduta della repubblica di Weimar. Draghi ha poi elogiato il modello tedesco: «Gli stati sovra-indebitati devono fare riforme seriamente, come le ha fatte la Germania nel 2003». E, intervistato dalla Zdf , ha spiegato di avere «piena fiducia nell’indipendenza della Corte Costituzionale tedesca». La decisione è seria. Da una parte le istanze del contribuente tedesco che teme di mettere mano al portafoglio per salvare gli stati considerate cicale. Dall’altra la possibile implosione dell’euro. Incalcolabile. Così il governo tedesco ha fatto da sponda alla Bce: «Credo che si muova nel suo mandato, e lo faccia nel modo giusto e con successo», ha detto il ministro delle Finanze Schaeuble conscio del costo della disintegrazione dell’euro. Insomma a far pendere la bilancia a favore di Francoforte potrebbe essere la paura. Oggi iniziano le udienze preliminari. La decisione arriverà a fine anno. Chissà se allora gli scambi non saranno già regolati in valuta nazionale.

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