Per ora ne parlano sommessamente. Forse per non risvegliare la bestia dello spread. Ma al vertice di Bankitalia la preoccupazione per la sentenza della Corte costituzionale tedesca sulla legittimità del «bazooka» di Draghi, il programma di acquisto illimitato di bond, è palpabile. In Italia se ne è parlato poco. Le tensioni sui titoli di Stato sono rientrate dai picchi del novembre del 2011 e da luglio 2012. Dunque inutile ingenerare aspettative negative che si autoalimentano e iniettano sfiducia negli operatori. Nessun allarme, dunque, ma quel giusto livello di attenzione per una sentenza che può rimettere in fibrillazione la zona euro e, in misura remota anche l’esistenza della moneta unica. La data per sciogliere il nodo è prossima: il 12 giugno. Allora i giudici di Karlsruhe emetteranno il verdetto sul ricorso presentato da un economista tedessco per decidere se sia legale che la Bundesbank partecipi al programma della Banca Centrale Europea che prevede acquisti illimitati di titoli degli Stati in crisi. Italia in primis. Che della sola esistenza dello scudo anti-spread ha tratto un beneficio invidiabile. E cioè una riduzione del differenziale tra i Btp italiani e dei Bund tedeschi di circa 300 punti base. Il bazooka non ha sparato nemmeno un colpo. Ma la sola minaccia del suo utilizzo con Draghi che disse nel luglio dello scorso anno: «Pronti a tutto per salvare l’euro», spazzò via in un attimo le brigate di speculatori che stavano martoriando la moneta europea con il solo fine di spaccarla per guadagnare cifre astronomiche con la sua disintegrazione. Lo scudo solo minacciato servì a rasserenare i mercati europei e a consentire valutazioni meno catastrofiche da parte degli operatori. Una calma che può ora finire. Questa volta per innescare lo tsunami finale. L’appunto mosso alla Bce da parte anche della Bundesbank, che ha depositato al riguardo un corposo memoriale contro lo scudo di Draghi, è che il possibile acquisto di bond dei paesi periferici mascheri un trasferimento di ricchezze dalla Germania ai partner senza un vaglio preventivo delle autorità nazionali. Una possibilità non ammessa dai Trattati dell’Unione è pertanto da vietare. In Bankitalia incrociano le dita. Ma non negano che due delle tre ipotesi sul dispositivo della sentenza possono riportare l’euro sulle montagne russe. Se la Corte di Karlsruhe, infatti. deciderà di non essere competente nel giudicare i comportamenti di un organismo sovranazionale come la Bce, a Palazzo Koch tireranno un sospiro di sollievo. Tutto resterà come adesso. Diverso il caso estremo ovvero la dichiarazione di illegittimità dello scudo anti spread. A quel punto gli speculatori avranno nuovamente campo libero. La simulazione che i tecnici di via Nazionale azzardano è quella di un ritorno al novembre del 2011: spread alle stelle e finanze pubbliche in fibrillazione. Certo ora la sostenibilità del debito sarebbe assicurata dalle riforme e dai sacrifici sostenuti per raggiungere il pareggio, ma la possibilità di una deflagrazione dell’euro resterebbe comunque molto elevata. Uno scenario catastrofico, escluso a priori, ma comunque verificabile. A quel punto per calcolare i danni bisognerebbe aspettare il ritorno delle valute nazionali. Esiste un terzo scenario che eviterebbe il disastro ma che comunque introdurrebbe elementi di incertezza in grado di rimettere in modo il circuito vizioso: alti spread, debito più caro, recessione. È quellodi un sì dei giudici tedeschi allo scudo condizionato, però, al fatto che ogni sua attivazione sia autorizzata dal Parlamento tedesco. Il paracadute della Bce resterebbe in piedi e legittimo ma il suo uso condizionato da paletti in grado di limitarne l’efficacia. La Bce nei momenti di crisi deve agire con tempestività sui mercati. Limitare la sua rapidità, con l’attesa di una ratifica da parte di un assise parlamentare, sarebbe di fatto un depotenziamento dello strumento. I tempi dei mercati sono differenti, infatti, da quelli della politica. Insomma il rischio è elevato. L’inquietudine anche. Un elemento positivo c’è. In Germania è tempo di elezioni. Difficile spiegare agli elettori il caos post rottura euro anche per la Merkel. I giudici si metteranno una mano sulla coscienza. Si spera.
Il destino dell’euro appeso a Karlsruhe
Il 12 giugno la Corte tedesca decide sullo scudo Bce
