Economia

I trucchi per una carriera brillante

Cambiare ogni volta che non si ha più nulla da imparare e la formazione vale più di tutto. Parola di cacciatore di teste

Giovanna Brambilla, Ad di Value Search che a Milano seleziona da più di venti anni manager e direttori generali, ha ben chiaro il percorso che deve seguire un giovane per costruirsi una brillante carriera in azienda. A cominciare dal background formativo, senza dubbio molto importante. «Ma non necessariamente i manager devono essere tutti laureati in economia o ingegneria» spiega. «Certo, più la formazione è allineata all’obiettivo, più in fretta si fa. Marchionne per esempio ha una laurea in filosofia, perfetto ma va per forza accompagnata da un MBA (master in business administration), perché un manager deve sapere di costi e ricavi, campagne di marketing e brand». Oggi però il curriculum studiorum non è più sufficiente. «È vero, deve essere integrato con esperienze di vita che aprano al mondo. Bisogna perciò essere internazionali e provare curiosità verso tutto quello che avviene intorno a noi, sempre coltivando una buona dose di riflessione e di spirito critico. Perché niente è oggi lontano, dall’impatto che ha sulla vita di ciascuno il web 3.0 alle conseguenze della politica del figlio unico in Cina. Tutto incide sulle nostre vite e sul nostro lavoro». E l’ingresso nel mondo professionale? «È un momento molto delicato, perché è il primo contatto con una realtà aziendale e non va assolutamente inteso come un’esperienza indifferenziata. Anzi, per il giovane si tratta di capire che cosa vuole essere tra 5-10 anni e solo una occasione così lo consente. Che sia uno stage o una prima occupazione, occorre che garantisca un importante bagaglio di conoscenze. E nel caso non funzioni, avere il coraggio di cambiare». Poi una volta intrapreso il percorso lavorativo? «I giovani devono scegliere aziende e contesti dove poter imparare. Non solo, dovrebbero riuscire a individuare, fin dai primi incontri, chi potrebbe essere il loro mentore, un manager che sappia insegnare. Non è sempre facile, ma una volta trovato, lo si deve seguire a ruota per imparare e assorbire tutto». È vero che la carriera cresce se si cambia lavoro? «È opportuno cambiare lavoro quando non si ha più nulla da imparare in quella realtà aziendale, quando tutto è diventato routine e ripetitività, quando si è esaurito un ciclo nel senso che uno si è inserito, ha capito, agito e interagito in quel contesto. Non esiste un arco di tempo ideale, ma almeno due anni ci vogliono per consolidare un’esperienza lavorativa. Rinunciando anche a più soldi». Non resta che l’ultimo passo, diventare manager. «Effettivamente il passaggio dal ruolo specialistico a quello manageriale è un’altra grande sfida, perché non è assolutamente scontato che chi sa fare, sappia anche far fare. Non tutti i supertecnici sono in grado di gestire risorse e motivare persone. Può esserci di nuovo bisogno di uno step formativo che assicuri le competenze. Perché per fare il manager, ci vuole stoffa, skillness di un certo tipo e anche un po’ di intuizione. Per saper cogliere ogni opportunità che si presenta».

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