Economia

Sì del Parlamento al Def Ma ora basta austerity e risorse solo per la crescita

Saccomanni: il documento economico aggiornato in meglio grazie al calo dello spread

Il Documento economico e finanziario che traccia la politica economica del governo ottiene il via libera della Camera e del Senato. I parlamentari hanno dato il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza sul Def che impegna il governo a proporre al Parlamento tempestivamente le misure prioritarie per crescita e occupazione, a presentare al Consiglio europeo e alla Commissione europea il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma e a favorire una positiva conclusione della procedura di disavanzo eccessivo. Nel testo si chiede inoltre all’esecutivo meno austerità e di riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica. «La prosecuzione di una politica di bilancio basata esclusivamente sull’austerità - sottolinea la risoluzione - non sarebbe in grado di assicurare la crescita e aggraverebbe l'attuale recessione: ad essa va immediatamente associata una politica volta a creare occupazione». Pertanto «i margini di flessibilità» che si renderanno disponibili con la chiusura della procedura di disavanzo eccessivo «dovranno essere utilizzati per accrescere gli investimenti produttivi e per attenuare il carico fiscale che attualmente grava sulle famiglie e sulle imprese». L’aula di Palazzo Madama ha approvato il testo con 209 voti favorevoli, 58 contrari e 19 astenuti. A Montecitorio i voti sono stati 419 a favore, 153 contrari e 17 gli astenuti. Sì di Pd, Pdl e Scelta Civica. La Lega si è astenuta mentre Sel e M5s hanno votato contro. L’ok della Camera è arrivato ieri sera dopo quello dell'aula del Senato. A Palazzo Madama è stato trasformato in un ordine del giorno e approvato l’emendamento al Def del senatore leghista Roberto Calderoli che chiede al Governo la sospensione immediata della rata dell’Imu sulla prima casa e poi l’abrogazione della stessa tassa per l’anno in corso. La richiesta al Governo prevede inoltre la compensazione dei trasferimenti ai Comuni per sopperire al mancato pagamento dell’Imu e il reperimento delle risorse sia per il 2013 sia per restituire quanto pagato per la prima casa nel 2012. M5S e Sel hanno presentato due risoluzioni, di minoranza. Entrambe non sono state accolte dal governo. Il Def, ha assicurato il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, durante la replica in Senato, «potrà essere aggiornato in meglio perché ipotizza un onere per il servizio del debito pubblico che probabilmente è superiore a quello che si è già realizzato con la riduzione dei tassi d’interesse sui mercati finanziari nelle ultime settimane, malgrado le incertezze politiche». Per il ministro «l’approvazione del Def è un passo importante che consente di affrontare con fiducia» l'appuntamento di lunedì e martedì all'Ecofin «avendo il sostegno del Parlamento». Il voto, ha aggiunto Saccomanni, «è un elemento importante del quale mi potrò avvalere» in sede europea. Saccomanni ha riconosciuto che il dibattito parlamentare «è stato ricco di proposte e idee e ha fornito un’ampia messe di suggerimenti» e ha garantito che «le indicazioni e i suggerimenti saranno presi in attenta considerazione». Il prossimo passo da affrontare, ha ricordato Saccomanni, riguarda «la decisione della Commissione europea di terminare la procedura di disavanzo eccessivo». Un passaggio «fondamentale, che potrà avere delle ripercussioni ulteriormente positive sulla riduzione dello spread e dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento delle nostre banche sui mercati internazionali». Quindi gli istituti di credito aumenteranno la loro «capacità di trasferire risorse finanziarie all’economia, in particolare alle pmi». La chiusura della procedura di infrazione assume quindi un ruolo chiave anche per le future mosse dell’esecutivo, ha spiegato Saccomanni. «Ci sono tutte le premesse per avere l'ok da Bruxelles ma c’è grande attenzione da parte della Commissione europea, anche sul dibattito attualmente in corso in parlamento, a seguito delle linee programmatiche annunciate dal presidente del Consiglio». In ogni caso dalla risoluzione di approvazione del Def sono scomparsi i nomi di Berlusconi e Monti. L’azione di risanamento è intestata agli «ultimi governi».

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