Ora è messo nero su bianco. La manovra suo conti ci sarà. Certo sarà forse una manovrina, un intervento leggero. O meglio una «manutenzione» come ha spiegato il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ieri nel corso dell’audizione sul Def, il Documento economico finanziario, davanti alle commissioni speciale di Camera e Senato. Sta di fatto che, con qualunque nome si chiami, ormai è certo che i cittadini italiani tra il 2015 e il 2017, per mantenere il tanto agognato pareggio richiesto da Bruxelles, dovranno mettere mano al portafoglio oppure rinunciare a una qualunque prestazione sociale. Grilli ha spiegato che si tratterà di un percorso naturale: «Se le stime attuali saranno confermate il raggiungimento del pareggio di bilancio per il 2015-2017 richiederà misure dello 0,6% in termini cumulati. Si tratterà di una parte normale del percorso di manutenzione dei conti e non di interventi strutturali». Insomma niente manovre lacrime e sangue. E probabilmente leggerissime o comunque evitabili se i prossimi governi, facendo tesoro della rinnovata credibilità internazionale del Paese, avviassero un percorso di riforme economiche credibili. Quelle sì in grado di creare ricchezza da utilizzare anche per sanare deficit di bilancio. «Le riforme possono realmente cambiare il corso della crescita del Paese» ha detto Grilli. «Il risanamento c’è ma il percorso è stretto» ha chiosato il ministro del Tesoro «e richiede la prosecuzione di sacrificio del nostro Paese che può essere alleviato in funzioni di meccanismi di sblocco della crescita come lo sblocco dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. È chiaro - ha concluso - che ritengo che l’intervento sullo sblocco dei debiti sia uno degli elementi importanti per ridare velocità alla nostra economia». Sulla stessa linea anche la Banca d’Italia che ha mandato in Parlamento a riferire sul Def, Daniele Fanco, direttore centrale per la ricerca economica. Secondo palazzo Koch, infatti, per mantenere il pareggio di bilancio anche nel 2015 «sarà necessario introdurre ulteriori correzioni, sia pure di dimensioni limitate rispetto a quanto fatto in passato». Inutile nascondersi dietro un dito, la manovrina ci sarà e si cumulerà probabilmente con tutte quelle fin qui adottate. Già perché Palazzo Koch ha raffreddato gli entusiasmi della politica che ha già promesso l’abolizione dell’Imu e il rinvio del famigerato aumento del punto di Iva previsto a giugno. Franco è stato chiaro: «Perché l’Europa riconosca il raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio (con la chiusura della procedura per disavanzi eccessivi ndr) vanno immediatamente dissipate le incertezze sulla stabilità del gettito legato al vigente sistema di imposizione sugli immobili». Nel 2013 verrebbe inoltre «raggiunto il pareggio di bilancio strutturale, fissato dal Governo quale obiettivo di medio termine del nostro Paese. Come già rilevato, tale valutazione, inclusa nel Def, presuppone però che l’attuale configurazione dell’Imu abbia natura permanente». Dunque per Banca d’Italia la tassa più odiata dagli italiani deve restare così come è. Non solo. Anche il rincaro dell’Iva che equivale a un autentico «omicidio» dei consumi non deve essere rinviato senza individuare coperture alternative. «Occorre decidere presto se prorogare il blocco dell’incremento dell’Iva e trovare le opportune compensazioni» ha spiegato Franco. Gli interventi «non inclusi nelle stime attuali ma necessari» ha ricordato, sono le missioni all’estero e la cig. Mentre l’Iva «è gia nella legislazione» e «non è nella categoria delle spese obbligatorie». Quindi il numero di miliardi necessari per finanziare nuovi interventi, ha spiegato Franco. «dipende dalla distinzione» tra operazioni indifferibili o meno. Se alle risorse necessarie per la cassa integrazione e le misure si volesse aggiungere anche l’Iva «sarebbero necessari ulteriori 2 miliardi». «Se questi 'N' miliardi, siano solo cig e missioni, siano anche Iva, venissero aggiunti al disavanzo si andrebbe ampiamente al di sopra del 3%» spiega Bankitalia. Di conseguenza «ci sarebbe qualche problema in termini di segnale ai mercati». Anche la Corte dei Conti, infine, ha posticipato al 2015 ma comunque non escluso una manovra correttiva. Nell'impostazione del Def «non si ravvisano esigenze di nuove manovre correttive dei conti pubblici, se non a partire dal 2015 e condizionate nella dimensione dal mantenimento o meno del gettito Imu» ha sottolineato il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso dell'audizione sul Def. Secondo la magistratura contabile la fase attuale è complessa e i segnali contrastanti. «Da un lato infatti non appare definitivamente scongiurato il pericolo di un riacutizzarsi di tensioni finanziarie e di forme di contagio provenienti da paesi in difficoltà. Dall'altro, il continuo degrado delle prospettive di crescita economica sembra aver impresso una svolta anche nel comportamento delle istituzioni europee, più orientate ad assegnare alle politiche economiche un tratto di maggiore equilibrio tra rigore e sviluppo». ZCZC ADN0931 6 ECO 0 ADN ECO NA| FISCO: BANKITALIA, PER STOP IVA SERVONO COPERTURE, DECIDERE PRESTO = Roma, 23 apr. (Adnkronos) - «Occorre decidere presto» se prorogare il blocco dell'incremento dell'Iva e «trovare le opportune compensazioni». Lo afferma il direttore centrale per la ricerca economica e le relazioni internazionali della Banca d'Italia, Daniele Franco, nel corso dell'audizione delle commissioni speciali di Camera e senato sul documento di economia e finanza. Gli interventi «non inclusi nelle stime attuali ma necessari» ricorda Franco sono le missioni all'estero e la cig. Mentre l'iva «è gia nella legislazione» e «non è nella categoria delle spese obbligatorie». Quindi il numero di miliardi necessari per finanziare nuovi interventi, spiega Franco. «dipende dalla distinzione» tra operazioni indifferibili o meno. Se alle risorse necessarie per la cassa integrazione e le misure si volesse aggiungere anche l'iva «sarebbero necessari ulteriori 2 miliardi». «Se questi 'N' miliardi, siano solo cig e missioni, siano anche iva, venissero aggiunti al disavanzo si andrebbe ampiamente al di sopra del 3%» spiega Bankitalia. Di conseguenza «ci sarebbe qualche problema in termini di segnale ai mercati». (Sim/Opr/Adnkronos) 23-APR-13 16:56 NNN
Per Bankitalia, Grilli e Corte dei conti una manovra nel 2015
Nelle audizioni sul Def tutti d’accordo Per mantenere il pareggio servono misure
