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Allarme licenziamenti Nel 2012 perso un milione di posti

I dati del Ministero: aumento del 14% Situazione peggiore nell’ultimo trimestre

Allarme licenziamenti Nel 2012 perso un milione di posti

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Nel 2012 oltre un milione di persone ha perso il lavoro per licenziamento (collettivo, per giusta causa, individuale o per giustificato motivo). Il 13,9% in più rispetto al 2011. I dati sulle comunicazioni obbligatorie pubblicate sul sito del ministero del Lavoro lanciano l’allarme occupazione. Nell’Italia post-elezioni, che sembra sprofondata nell’instabilità, lo scenario è nero. Più precisamente lo scorso anno i licenziati sono stati 1.027.462. Nel primo trimestre sono stati 225.689 (di cui 134.144 uomini e 91.545 donne), nel secondo 226.654 (di cui 133.513 uomini e 93.141 donne), nel terzo 245.860 (di cui 146.568 uomini e 99.292 donne) e nel quarto 329.259, con un incremento del 15,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Non solo. Nel corso del 2012 sono stati attivati 10.211.319 rapporti di lavoro dipendenti o di collaborazione, in calo rispetto ai 10.442.510 avviati nel 2011. «Le regioni del nord e del mezzogiorno - spiega il rapporto - mostrano i volumi maggiori con 886.614 e 800.433 nuovi contratti rispettivamente a fronte dei 582.036 del Centro».

Nel 2012, invece, i rapporti di lavoro cessati sono stati 10.374.010, in aumento rispetto agli oltre 10.296.000 del 2011. Sono stati esattamente 1.978.631 nel primo trimestre, 2.550.352 nel secondo, 2.639.274 nel terzo e 3.205.753 nel quarto.

I dati deflagrano inevitabilmente sulla politica. «Serve immediatamente un governo - sostiene Giancarlo Galan (Pdl) - Da molti mesi una delle parole più usate nel vocabolario politico è responsabilità. Oggi siamo al paradosso: si nasconde l’assoluta irresponsabilità di un tentennamento suicida dietro alla parola responsabilità. Ho letto i dati resi noti dal ministero del Lavoro e subito dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd in merito all’ipotesi di un governo d’intesa con il Pdl. Sconcertante. Un milione di licenziamenti nel 2012 con un aumento del 13% rispetto all'anno precedente».

I dati dicono che circa il 17% dei contratti di lavoro stipulati nell'ultimo trimestre del 2012 sono relativi a rapporti da uno a tre giorni totali mentre il 12%, 389.000 contratti, sono rapporti di un solo giorno. Galan insiste: «Un solo giorno di lavoro. E ci domandiamo ancora cosa fare? Dobbiamo immediatamente dare vita ad un governo, immediatamente!».

Sottolinea Giuliano Cazzola (Scelta Civica): «I dati del ministero del Lavoro sull'occupazione nel 2012 sono stati tratti dalle comunicazioni obbligatorie. È corretto allora tener conto tanto delle assunzioni quanto delle cessazioni dei rapporti di lavoro, dal momento che, anche nella fasi di crisi, il mercato del lavoro non è mai statico, ma vi sono milioni di situazioni nuove».

Insomma, «si devono considerare i saldi tra nuove entrate ed uscite. Fornire solo il dato delle risoluzioni dei rapporti significa fare una informazione parziale».

L’allarme sui licenziamenti «sollecita una terapia d'urto» secondo il senatore del Pdl ed ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «I dati forniti dal sistema del Ministero del Lavoro che registra gli avviamenti e le cessazioni dei rapporti di lavoro nel 2012 confermano il crescente rattrappimento del mercato del lavoro in Italia, determinato non solo dalla caduta dei consumi interni e dalla crisi di liquidità ma anche da regole troppo rigide e da un costo troppo elevato degli oneri fiscali e contributivi».

Una buona notizia la dà la Coldiretti. Con la crisi è boom di assunzioni in agricoltura che è il settore che fa registrare il più elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti con un incremento record del 3,6%, in netta controtendenza con l'aumento dei licenziamenti. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2012 in riferimento all'aumento del 13,9% dei licenziamenti con oltre un milione di persone che hanno perso il lavoro.

«Il trend positivo dell'agricoltura è particolarmente importante perché - continua la Coldiretti - è il risultato di una crescita del 7,2% al Nord, dell'11,2% al Centro e dell'1% al Sud. Si stima peraltro - precisa la Coldiretti - che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori giovani e immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila». Secondo l'analisi di Coldiretti a crescere in futuro sarà la domanda di livelli più elevati di professionalità con particolare riguardo a figure specializzate in grado di seguire lo sviluppo di specifiche coltivazioni, la conduzione di macchinari o la gestione di attività che oggi si sono integrate con quella agricola all'interno dell'azienda: dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell'uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici.

«La domanda di lavoratori - conclude la Coldiretti - si registra infatti per figure professionali tradizionali che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all'interno dell'impresa agricola come l'addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi».

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