I numeri sull’economia europea sono peggio del previsto, ma non bisogna arrendersi: ci sono «segnali di fiducia», e il ritorno alla crescita è alla portata dell’Europa, soprattutto se si andrà avanti con «le riforme strutturali». Il presidente della Banca Europea Mario Draghi non ci sta. E, a margine del G20 di Mosca, critica chi drammatizza i dati sull’economia europea diffusi due giorni fa dall’Eurostat, secondo i quali il quarto trimestre del 2012 ha visto un crollo del Pil dell’Eurozona, il peggiore dal 2009. «I dati sono stati più negativi di quanto ci aspettassimo – concede Draghi - ma la situazione é di crescente stabilizzazione dell'attività economica, anche se su un livello basso. Assistiamo alla discesa degli spread e della volatilità e crescenti segni di fiducia» e anche «i flussi di capitali internazionali tornano a risalire». Insomma, il clima sui mercati finanziari sembra essere decisamente «migliorato dall'estate scorsa». Per mantenere stabile la situazione, elabora il presidente BCE, occorre però «restare prudenti e andare avanti con le riforme, in modo da evitare improvvisi cambiamenti di umore sui mercati». La stabilità finanziaria, però, non ha portato automaticamente alla crescita: «In alcuni Paesi del G20 il miglioramento dei mercati finanziari non si riflette ancora nell’economia reale». Non siamo ancora, quindi, del tutto fuori pericolo. «Ci sono ancora segnali di fragilità che non ci permettono di dire che è tutto a posto. Bisogna trovare la strada per avere più credito per l'economia reale, creando occupazione e producendo crescita». La strategia è chiara: «Dobbiamo dare la priorità al consolidamento fiscale e al pareggio di bilancio. Crediamo che il che il primo fattore di crescita nell'Eurozona siano le riforme strutturali e l'aumento della domanda che arriva da settore privato». Inutile dunque cercare di far tornare positivo l’andamento del Pil aumentando la spesa pubblica, come pure proposto da più di un partito delle sinistre europee. «Non si può creare crescita – ammonisce il Governatore - gonfiando i bilanci, e questo anche per ragioni di equità sociale». E nemmeno, è l’opinione di Draghi, con una svalutazione dell’euro, richiesta a gran voce da alcuni stati europei per favorire il rilancio delle esportazioni e fortemente osteggiata dalla Germania. La polemica riguardante i tassi di cambio è anzi, secondo Draghi, «infruttuosa, inappropriata e autolesionista». I tassi, chiarisce, «non sono un obiettivo politico, ma sono importanti per la crescita e la stabilità dei prezzi. In ogni caso monitoreremo la situazione».
«Con le riforme ripresa possibile»
Draghi: «Dati più negativi di quanto ipotizzato ma la situazione si sta normalizzando»
