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La Finanziaria passa con fiducia Arriva il fondo per le imprese

Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti

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Il governo incassa la fiducia alla Camera con 307 sì e 271 no. Ed è la ventisettesima volta che l'esecutivo chiede l'approvazione di una legge a scatola chiusa. Ma i tempi sono troppo stretti e il via libera definitivo di Montecitorio alla Finanziaria arriverà oggi, mentre il voto finale è atteso per la prossima settimana in Senato. Intanto, dopo il nuovo scontro tra Giulio Tremonti e il presidente della Camera, in Transatlantico vanno in scena prove di disgelo: «Il rapporto con Fini - minimizza il ministro dell'Economia al termine di un faccia a faccia - è sempre stato molto buono. Non sono queste le cose che causano le divisioni». Anche se Umberto Bossi, che pure ribadisce il sodalizio con Tremonti alla fine «riconosce che se mettono la fiducia è perché hanno dei dubbi che succedano pasticci». Per il ministro dell'Economia sono solo dettagli perché ieri Tremonti ha incassato l'ok del Senato alla legge di contabilità e finanza pubblica che, d'ora in poi, sostituirà la Finanziaria e il Dpef. Non solo. È stato anche il giorno della sua vittoria contro i detrattori dello scudo fiscale. Un incasso di, minimo, 80 miliardi e in soli tre mesi. Cinque punti di Pil che tornano a casa in un colpo solo. Insomma «la più grande manovra finanziaria mai fatta da un paese negli ultimi anni». Una manovra che «farà bene all'economia» ha chiosato il responsabile del dicastero di via XX settembre. Che a seguire nel pomeriggio ha annunciato che la lotta ai paradisi fiscali non si fermerà e che probabilmente oggi arriverà nel corso del consiglio dei ministri la proroga per il rimpatrio dei capitali. Probabilmente i termini saranno riaperti dal primo gennaio fino al 15 aprile per consentire la regolarizzazione ai molti ritardatari. L'annuncio di una possibile proroga arriva durante la presentazione del fondo per sostenere le imprese italiane, finanziato dalle banche e dalla Cassa Depositi e Prestiti. Uno strumento che parte con una dotazione di 1 miliardo di euro ma con l'obiettivo di arrivare a 3 miliardi. Ha come target le 15.000 imprese con fatturato da 10 a 100 milioni di euro l'anno ma grazie alle aggregazioni si rivolge ad una platea anche più ampia. A presentare il nuovo strumento oltre a Tremonti le maggiori banche, l'Abi, la Cassa Depositi e Prestiti e la Confindustria. Tremonti ha tenuto a sottolineare che «il campo diretto d'azione del Fondo sono le imprese ma i benefici si estenderanno automaticamente a tutto l'indotto». Il ministero dell'Economia, la Cdp, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena, l'Associazione Bancaria Italiana e la Confindustria si pongono dunque l'obiettivo di costituire nei tempi più brevi possibili una Società di Gestione del Risparmio che collochi quote di un fondo comune di investimento mobiliare di tipo chiuso riservato a investitori qualificati. Il Fondo realizzerà i primi investimenti nella seconda metà del 2010 con «fondi in larga parte privati» ha spiegato il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli secondo il quale «l'inizio dell'operatività è prevista per il mese di marzo». «Noi ci crediamo» ha detto l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, riferendosi al nuovo strumento finanziario e ricordando che con l'apporto al Fondo da parte di Intesa Sanpaolo di 250 milioni di euro, l'impegno del gruppo nel capitale delle Pmi arriva a quota 1,5 miliardi. Per l'ad di Unicredit Alessandro Profumo le Pmi oggetto del Fondo sono un fattore portante «dell'economia italiana e sono nostri clienti che ben conosciamo». Il presidente dell'Abi Corrado Faissola ha auspicato che anche le altre banche partecipino all'iniziativa

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