Tant'è che il ministro del Welfare, Roberto Maroni , ha convocato le parti sociali per giovedì 9 giugno dopo oltre due mesi di stop della trattativa tra governo e sindacati. Il decreto, fanno sapere dal ministero del Welfare, sarà «definito personalmente dal ministro Maroni entro mercoledì prossimo, dopo che alcuni nodi non ancora risolti verranno sciolti». Ma ieri Maroni ha anche dichiarato che «il decreto è pronto. Lo porto al consiglio dei ministri per la prima decisione, poi aprirò il confronto con le parti sociali articolo per articolo. Quasi tutti i problemi sono risolti. Il 90% del lavoro per far partire la previdenza integrativa è fatto». La bozza del decreto.I contenuti del nuovo provvedimento sono cominciati a circolare. Tra le novità della bozza del decreto che sarà oggetto del confronto giovedì prossimo ci sono le compensazioni alle imprese, le agevolazioni fiscali sulle prestazioni previdenziali, ma anche una nuova formulazione delle regole per il versamento del Tfr nei fondi pensione in caso di silenzio assenso. I sindacati, soddisfatti per la ripresa del confronto, hanno ribadito la loro richiesta di ricalcare il decreto sull'avviso comune siglato dalle parti sociali, evitando rischi connessi alle pressioni dei datori di lavoro sul Tfr. Il decreto di attuazione della delega di riforma della previdenza dovrà essere messo a punto in tempi brevi (il termine per l'approvazione è fissato a ottobre), anche se a questo punto sembra sfumata la data del primo luglio in un primo tempo annunciata per l'inizio dei sei mesi di tempo per decidere sul Tfr. Se il lavoratore in questo periodo non si esprimerà sulla destinazione del proprio Tfr (a quale fondo versarlo o se lasciarlo in azienda), il datore di lavoro potrà versarlo nel fondo contrattuale, a meno che non sia intervenuto un accordo aziendale. Quando sarà chiaro quanta parte del Tfr maturando resterà in azienda e quanta sarà versata nei fondi per le aziende sarà possibile avere una deduzione sul reddito di impresa, pari al 4% dell'importo di Tfr a cui si rinuncia nel caso delle imprese con più di 50 dipendenti e al 6% in caso di aziende più piccole. Per rilanciare la previdenza integrativa e convincere i lavoratori della convenienza della scelta sono previste agevolazioni fiscali (la prestazione pensionistica infatti sarà tassata solo per il 15%, con un'imposta che si ridurrà dello 0,30% l'anno dopo i 15 anni di versamenti al fondo), ma anche la possibilità di aderire oltre ai fondi negoziali e aperti anche a una polizza individuale (purché il contratto di assicurazione sia regolato da direttive Covip). Sarà inoltre possibile decidere di cambiare fondo integrativo spostando l'intera posizione dopo due anni dall'adesione. Le reazioni. I sindacati hanno apprezzato la convocazione ma anche espresso la loro preoccupazione per l'assenza di gerarchie chiare e per i rischi di pressione sul lavoratore. «Quanto più il decreto ricalcherà l'avviso comune, meglio sarà, meno problemi avremo - avverte il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi - Bisogna chiarire che cosa si intende per accordo aziendale in caso di silenzio assenso del lavoratore - aggiunge - Non vorremmo che ci fossero pressioni da parte del datore di lavoro per un fondo piuttosto che un altro». «Vorremmo la certezza - dice il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini - del cambiamento della norma sulla Covip nel decreto sul risparmio. Per ora su questo ci sono state solo promesse. E attendiamo risposte alle obiezioni fatte nell'avviso comune». «La ripresa del confronto sarà positiva - sottolinea il responsabile del dipartimento economico della Cgil Beniamino Lapadula - se verrà presentato un testo profondamente diverso dalle bozze che circolano ufficiosamente». «È importante la ripresa del confronto - dice il segretario confederale Pier Paolo Baretta - con la consapevolezza che i problemi da risolver
Riforma delle pensioni, pronto il decreto sul Tfr
Per rilanciare la previdenza integrativa sono previste agevolazioni fiscali a imprese e dipendenti