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Pensioni, Maroni rinvia la decisione al vertice col premier

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E resta la riforma della previdenza il tema che potrebbe riavvicinare le posizioni tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, che insieme confermano l'altolà su qualsiasi nuovo intervento sulle pensioni, ma anche sul cammino della delega in Parlamento prima del chiarimento con i sindacati. Da Roma il ministro del Welfare Roberto Maroni replica ai sindacati assicurando che la delega resterà ferma fino a che non ci sarà un chiarimento all'interno del Governo e con le stesse parti sociali. Ieri sera Epifani, Pezzotta e Angeletti si sono incontrati per parlare di pensioni, terrorismo e confronto con la Confindustria nel tentativo di trovare una posizione comune dopo le spaccature registrate sul patto per l'Italia e sul contratto dei metalmeccanici. Il clima su fronte delle minacce terroristiche resta incandescente. Pezzotta ha denunciato l'arrivo di due nuovi volantini. Sulle pensioni è ampia la convergenza sulle critiche alla delega di Maroni (no alla decontribuzione, no al versamento obbligatorio del Tfr nei fondi integrativi, no alla parità tra fondi chiusi e aperti) e sulla necessità di una mobilitazione se la riforma dovesse essere approvata senza modifiche. «Il Governo fermi la delega o non staremo fermi», ha detto Pezzotta, precisando comunque di apprezzare il fatto che nella riforma non ci siano disincentivi alle pensioni di anzianità (disincentivi invece auspicati giorni fa dal presidente del Consiglio). «Il nostro presidente del Consiglio - ha detto Epifani - vorrebbe mettere mano alle pensioni per la quarta volta e non ha il coraggio di farlo. Parla di Maastricht delle pensioni e pensa di utilizzare la discussione europea per ridurre i diritti dei pensionati italiani». Sul tema previdenza ieri è intervenuta anche la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) che considera inopportuna la norma contenuta nella delega che prevede il versamento obbligatorio del Tfr ai fondi. Misura che è tornato a criticare il leader della Uil Luigi Angeletti. «È sbagliato il versamento obbligatorio - ha detto - la cosa più intelligente è il silenzio assenso con la possibilità quindi per il lavoratore di non versare nel fondo integrativo la sua liquidazione». Il tema della riforma delle pensioni ha aleggiato comunque su tutto il congresso della Ces soprattutto dopo l'ampia mobilitazione in Francia contro le riforme del governo Raffarin. «In Francia - ha detto il segretario della Sgt, organizzazione più rappresentativa, Bernard Tibot - non c'è una priorità assoluta per il problema pensioni».

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