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Verdi d'invidia

Dopo l'affermazione in Baviera

Verdi d'invidia

Dopo la netta affermazione dei Verdi in Baviera, prima che vada troppo avanti la richiesta di dare ossigeno alla sinistra italiana – al Pd in particolare – con un nuovo Pecoraro Scanio, dopo aver fatto flop, dunque, con gli almeno quattordici probabili leader futuribili (per non dimenticare tra i Roberto Saviano e i Mimmo Lucano, i millanta “papi stranieri” evocati tra gli aita-aita), urge dire, per amor di chiarezza, che i Grünen di Germania, tutto sono fuorché gli ambientalisti in salsa zeccosa immaginati dalle professoresse col cerchietto e dai cicisbei perbenisti in allarme per l’emergenza sovranista. Se si tratta di fronteggiare il babau, infatti, è molto più probabile che questi stia dalla parte dei verdi che di AfD dove al più possono farsi tradurre Steve Bannon mentre quelli, i verdi, di sana radice antica, dalle confraternite dei Wandervogel (Gli Uccelli migratori, movimento studentesco primonovecentesco per il primato della natura contro il consumismo) sono transitati per gli studi di Konrad Lorenz i cui libri, “I Sette peccati capitali della nostra civiltà” su tutti, sono l’apoteosi di una sana Weltanshauung reazionaria, antiborghese e antioccidentale. E quanno ce vo’, ce vo’.

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