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il remake

La cena dei cretini

Retroscena sull'incontro tra i quattro capi del Pd

Carlo Calenda

Carlo Calenda

La cena tra i quattro capi del Partito Democratico si farà. Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti hanno accolto l’invito di Carlo Calenda e si vedranno a casa di quest’ultimo in data da decidere riservatamente per sfuggire ai “tormentoni” recenti sul congresso del Pd continuamente spostato tra frizzi e lazzi. Era tutto pronto per l’evento ma alla fine è stato annullato. Buon sangue non mente, e Calenda - sempre brillante - è pur sempre il nipote di Luigi Comencini, maestro della commedia all’italiana. E nessuna meraviglia, allora, che l’ex ministro come in un teatro da camera, apparecchi il mercoledì sera di François Pignon, ovvero la pièce di Francis Weber «Le dîner de cons», diventato poi un film e noto in Italia come «La Cena dei cretini». Spiritoso e cinico, figlio d’arte, Calenda firma dunque la regia di una precisa trama: un gruppo di amici, ogni mercoledì, organizza la cena alla quale invitare un fesso per prendersene gioco. Nessuno tra i quadrumviri del Pd, per carità, è cretino, anzi - eccellono tutti in competenze - ma la parte in commedia c’è tutta. E sul Pd, il partito demolito, uno ha messo la firma. E, in aggiunta, anche la nota morale. Quanto danno fa un cretino, manco un porco nel giardino.

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