«L'ho incontrato a Roma tanti anni fa nel camerino: ho bevuto anche un bicchiere di vino rosso insieme a lui. Fu un incontro informale combinato con Zard che l'aveva fatto venire in Italia». Francesco De Gregori racconta l'incontro con Dylan presentando il nuovo disco «De Gregori canta Bob Dylan Amore e furto» in uscita oggi. «Non mi sono messo di fronte tutto il canzoniere di Dylan. Certe canzoni mi si sono presentate davanti e volevano essere tradotte, invece altre no, per mancanza di agganci fra la musica inglese e italiana. Ho cercato che affiorassero da sole, stando sulla musica e non sul testo». Il feeling con Dylan è cominciato in tenera età. «Ho iniziato a tradurlo a 14 anni per divertimento. Nasce dall'amore e dalla considerazione verso l’artista che è stato un riferimento per me: l'ho fatto perchè volevo farlo». «Sono legato a tutto Dylan e non ho voluto fare un disco dove ci fosse l'aspetto più sociale. Il testo è importante e per Dylan lo è ancora di più, ma il fascino di tutto questo sta nel suono: il mio lavoro di traduttore è stato importante e non avrebbe avuto senso se non fosse venuta fuori una canzone che suona. I pezzi più rappresentativi di Dylan sono talmente scolpiti nel nostro ascolto di dylaniani che non mi è venuto spontaneo ritoccarle. Suonare l'armonica? Non me la sono sentita, non si può competere». Nell’album anche «Via della povertà» che De Gregori aveva tradotta per De Andrè. De Gregori sarà in tour nel 2016. Il 5 marzo approderà all'Atlantico Live di Roma. «La Capitale? Città complessa che non sta attraversando un buon momento e mi dispiace».
L’album «Amore e furto»
De Gregori canta Dylan «Ho tradotto i suoi brani Per me è un riferimento»
