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De Gregori, leggenda all’Arena

Concerto per i 40 anni dell'album "Rimmel". Sul palco anche Ligabue, Elisa, Fedez, Sangiorgi, Zalone

De Gregori, leggenda all’Arena

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«Rimmel è un disco che ha una forza sua e ne ignoro anche i motivi. Ci sono cose che avvengono quando scrivi le canzoni e non sai bene perché escono così e perché funzionano. Era un periodo dove avevo la testa piena di cose, volevo mischiare le carte, volevo uscire dallo stereotipo del cantautore voce e chitarra verso cui però la mia casa discografica mi spingeva a quei tempi. È stato un po’ un disco combattuto». Sì, ma anche un’opera baciata dalla grazia, come sanno tutti quelli che da 40 anni continuano a innamorarsi di quel mucchietto di cose irrinunciabili.

Per celebrarne il compleanno, Francesco De Gregori ha organizzato una festa speciale, «dove ho invitato gli amici e non i parenti stretti, è una cosa privata, come ogni concerto». E gli imbucati erano in 13mila, l’altra sera all’Arena di Verona: gli ospiti, invece, quelli che hanno rivisitato sul palco assieme al Principe un album leggendario che, ha sottolineato lui, «era il centro della serata ma non un totem da adorare» in una scaletta da 30 pezzi. Tant’è che ognuno dei colleghi di De Gregori ha messo la propria cifra sui brani, e Francesco ne è stato felice: «Vedere certi artisti che rifanno i miei pezzi a modo loro è la conferma che le canzoni sono vive, non possono essere inchiodate come le farfalle con gli spilli per farle sempre restare uguali a se stesse». Perché «il mio incubo per questa serata era il Festivalbar, il portare questi ospiti uno dietro l’altro riempiendo le caselle, mentre a me interessava creare un "pastiche"».

L’obiettivo è stato raggiunto, in un evento a suo modo storico e irripetibile, «anche se l’hanno registrato, non è stato pensato per finire in tv, dove occorre un’organizzazione diversa», e forse neppure su un disco live (poi si vedrà).

Ma quante perle, nella parure degregoriana. Vedi "Viva l’Italia" con Fedez, dove il giovane rapper ha cantato niente male le strofe cardine, aggiungendo poi di suo il verso folgorante "Viva l’Italia del ’68, condannata a un ’69" («È entrato in questa cosa con una sapienza difficile per un uomo di 25 anni», lo promuove il padrone di casa). O Malika Ayane che ha reso eterea (suonando anche il violoncello) la sua interpretazione di "Pezzi di vetro", o Elisa che al piano ha trasformato "Buonanotte fiorellino" in un incantesimo nordico. («Sono state coraggiose, Elisa mi ha detto che l’avrebbe cantata a modo suo, io ho risposto: "Meno male!"»). Giuliano Sangiorgi si è appropriato di "Guarda che non sono io", Fausto Leali ha teso le corde su "La valigia dell’attore", Caparezza ha giocato su "Bufalo Bill": questi ultimi due sono stati poi remunerati con "A chi" e "Vieni a ballare in Puglia".

In un parterre de roi (c’erano pure Ambrogio Sparagna, L’Orage, il reduce di Rimmel Renzo Zenobi) in cui l’unico vero intruso, per certi versi, pareva Checco Zalone. Spiega però De Gregori: «A me piace il suo cinema, non fa film stupidi ma molto divertenti. Per incontrarlo, come un fan invadente, sono andato a Bari e ho chiesto a tutti il numero di Zalone. Gli ho scritto dicendogli sono Francesco DG e ti vorrei conoscere, lui ha pensato che fossi Dj Francesco. È uno che mi piace molto. Prima ha fatto il suo numero di cabaret con affetto e stima verso chi non era qui , e poi ha iniziato "Piano Bar" come un musicista, ideale su quel pezzo». Il cabaret era una esilarante risciacquatura di "La donna cannone" dove Zalone, arrivato dicendo «Sono vent’anni che non salivo su un palco...gratis» ha imitato in modo irresistibile voci e successi dei cantanti che «non sono qui perché a Francesco stanno sul c...», ha scherzato: Ferro, Vasco, Eros, Carmen Consoli, Modà, Al Bano, D’Alessio («Che cosa orrenda!», ha celiato alla fine il Principe).

Il più atteso degli amici vip era naturalmente Ligabue, fresco del trionfo di Campovolo. Insieme si sono spartiti "Il muro del suono" («che ha parole molto vicine alla mia sensibilità, è un brano in equilibrio tra denuncia di un mondo malato e una grande scrittura»), più "Alice", "Rimmel" con un apprezzabile Sangiorgi anche nei panni di chitarrista e "Sempre e per sempre", con il contributo pianistico di Elisa. Legittimamente, è stato evocato Lucio Dalla, apparso in un video («senza orpelli retorici») del 1975 dove compariva anche Ivan Graziani. Ecco, ci fossero stati pure loro, ogni frammento del puzzle sarebbe andato a posto. Rivedendosi giovane 40 anni più tardi, De Gregori ha sottolineato: «Le stesse cose che dico oggi le dicevo allora: o ero vecchio allora o sono giovane adesso». Citazione criptata da Dylan, di cui Francesco ha tradotto in italiano 11 brani per cantarli nell’album "Amore e furto" che uscirà il 30 ottobre. Un tributo da allievo, da uno che ha imparato bene l’arte da mastro Bob.

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