Il Teatro dell’Opera si accinge a chiudere momentaneamente il sipario di velluto rosso per schiudere quello ideale della grande platea di Caracalla. Un crepuscolo quanto mai idoneo per bilanci, esattamente un anno dopo l’estate disastrosa del 2014 con lo sciopero che portò agli ormai famigerati 182 licenziamenti di coro e orchestra. La stagione in via di sospensione estiva ha avuto i suoi tradizionali alti e bassi, trovando nel "Werther" una produzione d’eccellenza, ma non ha potuto sopperire senza danno all’assenza del forfettario Riccardo Muti, che tuttavia rimane direttore musicale a vita (pur se assente). Nel frattempo ai più è sembrata inutile ed immotivata la nomina di Giorgio Battistelli, figura pregevolissima per altro, come secondo direttore artistico al fianco di Alessio Vlad, addivenendo ad una anomalia che qualche mensile musicale ha già stigmatizzato prevedendo ironicamente per il futuro una messe di sette direttori artistici a seconda dei giorni della settimana. E ciò mentre resta invece vacante il fondamentale ruolo di direttore musicale, ovvero di colui che è responsabile del livello qualitativo dell’orchestra. Per la danza, vivacizzata dall’assunzione (precaria) di giovani danzatori, rimane tutto tutta da verificare la promessa dell’étoile dell’Opéra di Parigi, Eleonora Abbagnato, di dedicare molto tempo alla crescita del corpo di ballo, ultimamente in dismissione. E non sembrano neppure spenti i mal di pancia dei lavoratori del teatro che lamentano molte «ingiustificate» (a loro parere) promozioni nel settore degli amministrativi. Un grafico elaborato dalla segreteria Fials Cisal su dati forniti dall’azienda denuncia infatti la «anomala distribuzione» degli inquadramenti contrattuali al novembre 2014 del personale amministrativo tecnico: nei ruoli direzionali è difatti concentrato ben il 75% di tale personale e si contano ben 29 dirigenti. La serenità è tornata tuttavia a Piazza Beniamino Gigli, anche se la situazione precaria del presidente – sindaco Marino, che dopo sette mesi dai licenziamenti indetti in Campidoglio, appare ora egli stesso in bilico di licenziamento seppur per motivi politici, reca qualche comprensibile preoccupazione. Si attende intanto, dopo ben 59 anni di assenza, il ritorno della "Dama di picche" di Ciaikovsky ispirata al racconto di Pushkin (venerdì in scena con la diretta su Radio3) visionaria e surreale sotto la bacchetta di James Conlon per la regia di Richard Jones, per la prima volta al Costanzi, con scenografie di John Macfarlane ed è da sperare che non si tratti della solita regia minimalista con quattro oggetti in scena pluriutilizzabili. Da quel che è dato sapere il regista ha spostato deliberatamente l’azione avanti di un secolo, ovvero dalla fine del Settecento cui rimanda anche l’aria di Gretry citata dalla vecchia Contessa detentrice dei segreti delle carte vincenti, alla fine dell’Ottocento, ovvero all’età in cui l’opera è stata scritta. Nel cast Maksim Aksenov (Herman), Oksana Dyka (Lisa) e Elena Zaremba (la Contessa). Tra poco più di una decina di giorni finalmente Caracalla inaugurerà con il balletto di Petit dedicato ai Pink Floyd, mentre tutta la programmazione sembra volta piuttosto al raggiungimento dei pareggi di bilancio che alla valenza culturale delle scelte: tre Puccini (nuovi allestimenti di "Butterfly", firmato dalla catalana Fura dels Baus, e "Turandot" e ripresa della sfortunata "Bohème" di Livermore dello scorso anno). Sono chiarissime infatti le scelte di portare a Caracalla, platea estiva tradizionalmente dedicata a lirica e balletto, anche figure borderline (nel senso del cartellone) come Elton John (12 luglio),Bob Dylan (29 giugno) e persino Ludovico Einaudi (2 agosto). In alcune serate i biglietti sembrano oscillare tra 70 e 240 euro (Elton John), ma sarà come una roulette russa. E fanno bene a Piazza Beniamino Gigli a fare i loro conti sull’estate come le cicale, perché le formiche autunnali non promettono record di incassi con un’opera di John Adams, di cui proprio nessuno sentiva la mancanza, e l’"Ascesa e caduta della città di Mahagonny" di Brecht-Weill, opere non certo popolari. Scelte dunque azzardose che potrebbero far chiudere la programmazione 2014-15 in sordina o, per dirla in termini musicali, in diminuendo, in attesa del rilancio della prossima stagione. Ma con quale presidente e quale direttore musicale?
Opera, luci ed ombre di stagione
Dopo 59 anni venerdì torna «La dama di picche» di Ciaikovsky Estate a Caracalla con molte stelle pop: Elton John, Dylan, Bolle
