Genetica vuole che nel sangue di una nipote scorra quello di suo nonno. E genetica vuole anche che, non sempre, ma spesso accade, la stessa nipote sia il prolungamento di un progetto e di un pensiero di vita. Qui, il nonno è un nome importante, Guido Carli. E Francesca Romana, sua nipote, ha fatto molto più che assecondare per istinto la genetica ereditata, ha istituito "Il Premio Guido Carli" che, giunto quest'anno alla sua sesta edizione, verrà consegnato a undici personalità (presidente di giuria Gianni Letta) il 5 maggio alle ore 18 nella Sala della Regina di Montecitorio, un Premio che crede fortemente nelle idee, nel futuro e nella speranza. Il "Dottor Carli", così lo chiamava e chiama tutt'ora, con affetto e rispetto Romana, suo nonno, nasce a Brescia il 28 marzo 1914. E oggi, nel giorno del suo compleanno, una nipote festeggia suo nonno. Quella di Romana Liuzzo è una stima nata dall'educazione, un'educazione che, come è giusto che sia per essere tale, deve mostrarsi non solo con le parole, ma con le azioni. E proprio questo ha fatto nonno Carli: ha reso tangibile, fisico quasi, il suo esempio di vita. «Era un tipo speciale», dice Romana che nel termine "speciale" immette un mondo di emozioni e umanità. «La speranza è un rischio da correre», le diceva il nonno. Romana a quei tempi era solo una ragazzina di 15 anni, e non poteva certo capire a pieno l'importanza e lo spessore di quelle parole che oggi, come donna, è riuscita a fare sue. Un'intimità privata che, proprio nel giorno del compleanno del nonno, Romana decide di diffondere e condividere. «L'esempio di Guido Carli mi ha dimostrato altro: ho imparato che la speranza non è un sentimento astratto, non una vaghezza, una consolazione da consumare nell'intimo dei propri propositi. La speranza è una passione concreta unita a una ferrea volontà di sacrificarsi, rischiare, studiare. Cadere per poi rialzarsi. È la consapevolezza che le prospettive future dipendono in gran parte dal modo in cui noi le pensiamo. La migliore memoria è ritrovare le sue parole, la sua azione, la sua speranza … in tutti noi. I nonni. Quando se ne vanno si portano via un pezzetto della nostra infanzia. Ci lasciano i ricordi. Che sono sempre bellissimi ricordi». Ed è proprio nella memoria, il riflesso dell'eterna esistenza. Nei ricordi della nipote, che sono limpidi come la sincerità, sono custodite molte scene di vita privata. Negli anni di piombo Romana vede il nonno rinunciare alla scorta; lo stesso che compra la prima televisione a colori e invece di metterla in salotto la posiziona in cucina, perché i domestici mentre svolgono le loro dure mansioni, devono anche distrarsi un po'. Un nonno che al rientro dai lunghi viaggi, chiamava la piccola Romana, la faceva sedere ai piedi del letto e si faceva informare sulle ultime novità. Prima di addormentarsi il nonno leggeva Tolstoj, in lingua originale, perché il russo era l'unica lingua che non conosceva bene. Un uomo giusto, il Dottor Carli. Pagava l'affitto di casa a piazza Bologna anche se era Governatore e ne avrebbe avuto il diritto. Era il primo contribuente italiano, ma come diceva lui stesso: «non l'uomo più ricco d'Italia». Si raccomandava con la nipote di non fare mai le rate, altrimenti poi si sarebbe ritrovata lo stipendio dimezzato. E oggi Romana capisce bene il perché di quelle parole. Intanto gli anni passavano e il Dottor Guido Carli diventava il Governatore della Banca d'Italia, poi Presidente di Confindustria, poi Ministro del Tesoro. Ma questo nonno, tanto speciale, quando andava in aeroporto, era solito mettersi in fila con gli altri. E, a detta di Maurizio, il suo autista, accadeva spesso che la gente vedendolo arrivare, facesse partire con calore un applauso spontaneo. Le discussioni domestiche con nonna Maria non mancavano di certo, ma poi i due finivano per mangiare insieme le pappardelle. Romana ha veramente tanti preziosi ricordi, di quella che si può definire, una straordinaria normalità. Insomma, il Dottor Guido Carli era anche un nonno perfetto. Lui, le diceva che nella vita non era importante dove si arrivava, ma piuttosto il percorso che si faceva per arrivarci, e che forse: «questo non sarà il migliore dei mondi possibili, come sosteneva Pangloss nel Candido di Voltaire, ma è l'unico che abbiamo» ed era certo di una cosa, nonno Carli, migliorare questo mondo, è un incarico che spetta alle nuove leve. Mai, come in questo caso, non si esagera di sicuro nel parlare di una vera mimesi icastica di plutoniana memoria, perché i rapporti umani, di un nonno e una nipote, che oggi festeggiano insieme, sono una vera opera d'arte.
Carli e il rischio della speranza
La nipote Francesca Romana: "Vi racconto la sua grandezza morale". Il 5 maggio a Montecitorio la sesta edizione del premio a lui dedicato
