Napoli perde un altro pezzo di storia. A pochi giorni dalla morte di Pino Daniele, la città piange un altro grande personaggio del mondo dello spettacolo: Francesco Rosi. Il regista si è spento nella sua abitazione a Roma all'età di 93 anni. Nominato Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana nell'87 e Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, Rosi fu compagno di liceo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È considerato uno dei grandi del cinema italiano, inventore del cinema d'inchiesta. Rosi sarà celebrato in una cerimonia civile lunedì mattina, 12 gennaio, a partire dalle 9, alla Casa del cinema di Roma. La carriera. Dalla vita del malavitoso siciliano Salvatore Giuliano alla denuncia della corruzione degli organi dello Stato nell'ambito della speculazione edilizia a Napoli negli anni Sessanta nel suo film capolavoro, "Le mani sulla città". Rosi è stato il pioniere del filone dei film d'inchiesta, impegnato da sempre nel racconto, senza mezzi termini, del malaffare italiano in tutte le sue sfaccettature. In "Le mani sulla città", che gli valse il Leone d'Oro nel 1963 a Venezia e ben cinque nomination e nel quale diresse come protagonista il grande Rod Steiger, il regista aveva raccontato la storia del personaggio Edoardo Nottola, un costruttore edile che si trova coinvolto nel crollo di un palazzo edificato dalla sua impresa, durante il quale un giovane perde l'uso delle gambe. Il costruttore cerca di far insabbiare la questione e, con l'aiuto e la connivenza della politica e persino del clero, riesce ad entrare nelle fila dei consiglieri comunali e a proseguire la sua attività di costruttore. Data la veridicità dei fatti raccontati e la loro vicinanza alla realtà concreta, nella didascalia del film Rosi aveva voluto specificare: "I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce". Nel filone dei film di inchiesta si inserisce anche il racconto della vita del malavitoso siciliano Salvatore Giuliano, un'inchiesta sui fatti che avevano portato alla morte del bandito rinvenuto a Castelvetrano la mattina del 5 luglio 1950. La pellicola fu presentata in concorso al Festival di Berlino 1962, guadagnandosi l'Orso d'argento come miglior regista nonché tre Nastri d'argento. Il film è narrato attraverso dei flashback che cercano di rievocare l'avventurosa vita del malavitoso, utilizzando con grande maestria le immagini collegate alla voce di Giuliano. L'impegno civile di denuncia del regista, nato a Napoli ma "adottato" da Roma fin dagli inizi, ha riguardato anche l'assurdità della guerra in "Uomini contro" (1970), in cui recitò Gian Maria Volontè. Sempre negli anni Settanta, il cineasta aveva poi raccontato la scottante morte di Enrico Mattei in "Il caso Mattei" (1972) e la storia di "Lucky Luciano" (1973), tutti con grandi interpretazioni di Gian Maria Volontè.
Morto Francesco Rosi
All'età di 93 anni ci lascia un grande del cinema italiano, inventore del cinema d'inchiesta. Vinse il Leone d'oro per "Le mani sulla città" e la palma d'oro per "Il caso Mattei"
