Italiani tutti pazzi per Rambo, nonostante siano passati 32 anni dall'uscita del primo film, realizzato nel 1982. Sarà che John Rambo, con la mascella e lo sguardo di Sylvester Stallone - italoamericano di successo che ben rappresenta il modello vincente della nostra emigrazione che ha finito col trionfare ad Hollywood - sullo schermo, ha incarnato con le sue parole una volontà di riscatto dal potere e dai soprusi, dalle caste e dalle Autorità in un periodo di crisi economica, come quello che stiamo vivendo, dove angosce delle famiglie e rabbia per ciò che non va si accumulano ormai da troppo tempo. «Potevo - recita un dialogo cult del film - ucciderli tutti, potevo uccidere anche te. In città sei tu la legge, qui sono io. Lascia perdere, lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare. Lasciami stare». Non che l’Italia sia diventata una giungla, ma il nostro Vietnam, magari meno cruento come spargimenti di sangue ma doloroso nella quotidianità, sta nell’impoverimento di una parte degli italiani. Sarà, poi, che i talk show che parlano di politica non interessano la gente e tra un Raffaele Fitto (di Forza Italia) ed un Sandro Gozi (del Pd), vuoi mettere uno coi muscoli, a petto nudo, che combatte per i dimenticati nella giungla? La tv, come il cinema, è narrazione e Rambo racconta del riscatto. Lo fa con eroismo, non celando soprusi e sopraffazioni, mostrando i paradossi tragici e, a volte, criminali delle guerre che dimenticano le vittime. La televisione, per chi lo avesse dimenticato, è in fondo un'estensione della mente, delle emotività, del senso di libertà e di passione di chi la guarda, mobilita e smobilita, impigrise ed attiva, fa arrabbiare e placa. Un tourbillon di reazioni purché si racconti qualcosa. Oggi, che il plot della politica è blando, moscio come il declino di una classe dirigente che non riesce a farsi élite della nazione, rispetto ai parlamentari della nostra Repubblica italiana, John Rambo appare un uomo vero. Un macho, in un'epoca di caporali (per parafrasare la cara e vecchia battuta di Totò, "siamo uomini o caporali!"). Il film trasmesso da Rete 4, martedì sera, in prima serata, contro il Ballarò di Massimo Giannini su Rai 3 ed il DiMartedì di Giovanni Floris su La7, li ha sbaragliati: lui, John Rambo, quasi all'8% di share con più di due milioni di spettatori e gli altri sotto, Giannini al 6,63 e Floris al 3,48 di share). Lo hanno sopravanzato il furore del Rambo combattente, soltanto lo sguardo tenero e seducente di Vanessa Incontrada, protagonista della fiction, "Un'altra vita", su Rai Uno, ed il sorriso di Elisabetta Gregoraci assieme ai comici di "Made in sud", su Rai Due mentre Canale 5 con il film "La fidanzata di papà" ha perso di pochissimo in spettatori (con uno share di fatto pari al guerriero mai domo). Ecco quindi, che nel flusso del racconto televisivo prima ancora della novità (quanto sia inedita una programmazione, film, fiction o talk che sia) conta la credibilità dell'eroe. Rambo, vecchio di decenni, triturato da tanti passaggi televisivi e da una serialità replicante - uno, due, tre - che ne ha fatto un sequel di se stesso al cinema, resta ancora convincente. Non così la politica italiana che, a pensarci bene, dopo la crisi dei partiti dovuta a Tangentopoli ed alle inchieste di Mani pulite, non è più riuscita a fare a meno dei talk e delle parole. In fondo, ad ascoltarlo John Rambo interpretato da Sylvester Stallone è anche il primo, feroce, eroe popolare anticasta: "Perché ce l'hai con me? - si chiede. Io prendo quella fottutissima medaglia del Congresso e gliela appendo alle palle!". Rambo è un taglio di Fontana sulla tela bianca della crisi italiana, per questo piace. Più dei talk di Floris e Giannini, più di altri programmi: tagliando la tela del Potere, dell'oblio, della dimenticanza, incarna in chi lo guarda, oggi, nel XXI secolo italiano, della crisi e della paura del futuro, un grido liberatorio. Perché la vita si consuma - come risponde John, nel sequel Rambo 2, alla domanda "come vivrai?" del colonnello Trautman - "giorno per giorno!".
È arrivato Rambo e ha fatto prigionieri Giannini e Floris
Il film con Stallone (di 32 anni fa) sbaraglia i talk show
