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E i sindacati adesso tremano: «Ripartiamo dal risanamento»

Confederali uniti nella protesta. Oggi assemblea in piazza davanti alle porte del Costanzi

«Quanto avvenuto è grave, è l’esportazione del modello cinese che dovrebbe passare attraverso una consultazione democratica, invece è stata una decisione calata dall’alto, senza vedere né Marino né Fuortes. Non deve appartenere a una Giunta di centrosinistra che questo "renzismo" in pillole non dovrebbe accettarlo. Chiediamo un confronto con l’amministrazione affinché siano ristabilite le naturali relazioni sindacali». A dirlo è Gianluca Peciola, capogruppo Sel nell’assemblea capitolina che ieri, insieme al circolo Sel del Teatro dell’Opera Luigi Petroselli, ha indetto una conferenza stampa contro la decisione del cda del Teatro dell’Opera di esternalizzare coro e orchestra attraverso una procedura di licenziamento collettivo. Presenti in piazza del Campidoglio anche alcuni lavoratori del Costanzi e Imma Battaglia, consigliera Sel. «Chiediamo da oggi l’apertura di un tavolo con i lavoratori e le lavoratrici - ha aggiunto Peciola - Ci sono stati errori gravi da parte di forze sindacali molto minoritarie che hanno monopolizzato la vicenda interna a danno degli altri, ma per questi però non possono pagare 500 persone, perché oggi sono orchestra e coro, domani è possibile che accadrà per gli altri lavoratori. Allora fermiamo i licenziamenti, salviamo le maestranze e mettiamoci a un tavolo. Il piano di rientro di Fuortes deve andare avanti, e noi siamo in sintonia con quanto stava avvenendo, ma l’operazione condotta è inaccettabile». Il Teatro dell’Opera è riuscito anche a ricompattare i sindacati confederali. «L’apertura della procedura di licenziamento collettivo dei lavoratori dell’orchestra e del coro del Teatro dell’Opera è inaccettabile sia per sostanza che per la forma in cui è avvenuta - dichiarano i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil Claudio Di Berardino, Mario Bertone e Pierpaolo Bombardieri - Non è così, liquidando gli artisti che hanno reso l’Opera portavoce d’eccellenza della lirica italiana a livello internazionale, che si salverà il teatro. Non si salverà né il lavoro né la qualità con le esternalizzazioni che tolgono dignità al lavoro e lo rendono precario per sempre». «Il ruolo delle istituzioni non è quello di assecondare i licenziamenti ma di assicurare sviluppo e crescita, e questo vale anche per il Teatro dell’Opera - aggiungono - Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio non possono lasciar passare una decisione così grave. Nei prossimi giorni ci organizzeremo con una serie di iniziative per dire no ai licenziamenti e per opporci al destino deciso per il Teatro e i suoi dipendenti. Per opporci allo sistematico smantellamento della cultura nella nostra città, di cui il caso dell’Opera è soltanto l’ultimo degli esempi».

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