Tanti, tantissimi sprechi sotto gli occhi di tutti. Dopo l’annuncio dei 182 licenziamenti al Teatro dell’Opera, le ricette anticrisi sono difficili da individuare, ma altrettanto non si può dire per le zone grigie in cui si sedimentano inefficienze e privilegi. Alla fine del 2013 l’Opera di Roma aveva accumulato un deficit di quasi 13 milioni di euro. Ma se si contano anche i debiti pregressi la cifra schizza e raggiunge quota 40 milioni. Ogni anno per mantenere il coro e l’orchestra si spendono 12,5 milioni di euro. L’esternalizzazione prevista da Marino e Fuortes consentirà, invece, risparmi per 3,4 milioni. Senza contare la ricaduta economica delle agitazioni sindacali, costate finora 4,2 milioni. In queste ore si parla dei 182 licenziamenti (di cui 92 orchestrali e 90 coristi). Ma cos’è che ha portato a questa situazione e alla necessità di tagliare i cordoni della cinghia? Al Teatro dell’Opera i deficit di bilancio sono una storia vecchia. Già nel 2008 la cifra si aggirava attorno agli 11 milioni di euro, poi scesi a 7 nel 2009. I successivi tre anni di pareggio di bilancio non sono bastati a riportare ordine nei conti. Il deficit ha ricominciato a correre, così come il debito accumulato. Pensare che, secondo il contratto di lavoro vigente, esiste la cosiddetta «indennità all’aperto», per la quale i musicisti che suonano all’aperto (come per esempio a Caracalla) guadagnano il 25 per cento in più. Peccato, però, che questa maggiorazione non la prende solo chi effettivamente suona dal vivo ma arriva a tutti in busta paga indiscriminatamente. E ancora le ditte di trasporti e facchinaggio che lavorano per il Teatro dell’Opera non sono dotate di permesso di accesso alla Ztl. Per questo capita che in teatro tutto si fermi per qualche ora in attesa delle 19, quando la Ztl finisce e il materiale può arrivare finalmente a destinazione. E le stesse ditte di trasporto vengono pagate a giornata, non a ore. Se nel corso della stessa giornata vengono chiamate tre volte, percepiscono tre giornate di stipendio. Con tutto ciò che comporta. E poi i magazzini, pieni di vecchie scenografie d’autore inutilizzate per decenni. Invece di farle ammuffire potrebbero consentire notevoli risparmi. Se solo si pensasse a rimetterle a posto.
Appalti, monopoli e stipendi. Ecco gli sprechi dell’Opera
Dalle indennità all’aperto alle ditte di trasporto. Ogni anno il teatro perde oltre dieci milioni di euro. E i sindacati adesso tremano: «Ripartiamo dal risanamento»
