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«Io, Verdone un giurato inflessibile»

dall'inviato VENEZIA Un Carlo Verdone visibilmente commosso ha ritirato ieri il Premio Bressson della Fondazione Ente dello Spettacolo e Rivista del Cinematografo. Secondo italiano a riceverlo...

VENEZIA Un Carlo Verdone visibilmente commosso ha ritirato ieri il Premio Bressson della Fondazione Ente dello Spettacolo e Rivista del Cinematografo. Secondo italiano a riceverlo (dopo Tornatore), Verdone è il primo regista di commedia a cui viene assegnato il riconoscimento: «Mio padre sarebbe stato davvero contento - ha sottolineato dedicando il premio a papà Mario, a Leone, a Franco Rossetti e a Felice Colaiacono che tirò fuori i soldi per "Un sacco bello" - In questi giorni, con mio fratello Luca e mio figlio, stiamo mettendo a posto l'enorme biblioteca di papà nella casa di campagna, 18mila volumi e, mentre stavamo sistemando la bacheca del cinema francese, siamo arrivati ai testi su Bresson. Erano talmente tanti che dico a mio fratello: "Luca, buttiamoli 'sti Bresson, so' troppi". E lui: "Noo, no! Li ha scritti papà!". Dopo un paio di giorni mi chiamano per dirmi che ho vinto proprio il premio Bresson: forse da lassù è giunto un segno di riconoscenza di questo grande autore...». Verdone è l'unico italiano nella giuria che assegnerà sabato il Leone d'oro: «È una giuria molto eterogenea. Per ora c'è armonia e io sarò inflessibile nel difendere le mie idee e i veri talenti». Verdone ha anticipato di avere già «un'idea sul prossimo film, un'opera corale su un argomento mai trattato».

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