Il suo terzo prodotto narrativo sarà nelle librerie nella primavera del 2015. Anna Kanakis, attrice e scrittrice, anticipa che il testo si trova nell’ultima fase di stesura. Dopo aver attraversato il mondo del piccolo e grande schermo in un excursus professionale che va da “I nuovi barbari” (1982) a “La terza verità” (2007), ultima serie tv diretta da Stefano Reali, la Kanakis si allontana dalle scene per dedicarsi alla scrittura. E anticipa i contenuti della sua terza fatica letteraria che parteciperà alla Fiera del Libro di Torino nel 2015. Dopo “Sei così mia quando dormi. L'ultimo scandaloso amore di George Sand” e “L'amante di Goebbels”, quali saranno i contenuti del terzo romanzo? «Sarà sempre a sfondo storico. Questa volta racconto la vicenda di un amore diverso, sullo sfondo dell’isola di Capri, luogo nel quale, nei primi decenni del Novecento, trovavano riparo tutti coloro che venivano condannati dalla morale del proprio paese. Qui i protagonisti incontrano i principali personaggi dell’epoca tra i quali D’Annunzio. Ho compiuto una minuziosa ricerca storica recandomi sul luogo e rivivendo le atmosfere dell’epoca. Ubriachi di sole e di mare, quei rifugiati erano pur sempre in esilio». Perché insiste sul romanzo a sfondo storico? «I lettori, come il pubblico televisivo, si interessano sempre più a fatti realmente accaduti. Viviamo in un periodo di grandi incertezze e la fuga nel passato aiuta a trovare le ragioni del presente». Anche la fiction made in Italy sembra rifugiarsi nel passato. «È giusto che la fiction racconti la realtà sia dei nostri tempi che del passato: serve a non perdere la memoria storica e a farla conoscere ai giovani. Sono invece critica verso la lunga serialità, nonostante gli ottimi risultati d’ascolto». Quale tipo di racconto televisivo auspica? «A mio parere gli sceneggiatori dovrebbero lavorare sui copioni coniugando storie alla "Don Matteo" con la realtà dei nostri giorni e mettendo in primo piano problemi come la pedofilia e i pericoli del web. Sono temi attuali e scottanti sui quali anche Papa Francesco ha posto la sua attenzione». Lei è, dunque, per una tv che veicoli divulgazione e messaggi positivi? «Siamo in un momento di grande degrado che, mi auguro, l’attuale generazione di giovani abbia la forza di superare. Dinanzi a situazioni come ad esempio, le baby squillo, c’è una sola domanda a cui bisogna rispondere: chi ha inculcato nelle ragazzine di oggi simili,nefasti, esempi? Noi adulti, dinanzi a messaggi televisivi fuorvianti, abbiamo la capacità di elaborarli nella maniera giusta. Gli adolescenti no. Perciò abbiamo bisogno di una tv portatrice di valori concreti che possa rappresentarci nell’attuale contesto sociale». Come è possibile in una tv povera di idee? «La povertà di idee è legata alla reiterazione di programmi e di personaggi. Vediamo sempre le solite facce. Bisogna intercettare le novità e i temi alternativi con i quali i giovani possano confrontarsi. In quest’ottica è necessario uno stretto legame con il web e i social network». La sua opinione sullo sfruttamento intensivo della cronaca nera? «Ne penso tutto il male possibile. Proprio in mancanza di idee ci si aggancia a questi argomenti finalizzati a stimolare, in maniera morbosa e disinformativa, la naturale curiosità insita in ciascuno di noi. Fatti particolarmente cruenti non vanno raccontati in tv, il rischio è l’emulazione. Il pubblico più fragile può ritenere normale determinate reazioni violente solo perché qualcuno le ha messe in pratica conquistandosi la visibilità televisiva e l’attenzione dei media. Non si può giocare con la vita delle persone. Ma c’è un aspetto ancor più deleterio e discutibile». Quale? «Molti programmi su casi di cronaca nera rischiano di condizionare il comportamento degli accusati e persino degli avvocati contribuendo ad un ulteriore appiattimento di valori. Si dia subito il via, prima che sia tardi, ad una informazione corretta senza deleterie spettacolarizzazioni, in grado di spiegare al pubblico, sotto il profilo sociologico, i motivi degli atti violenti rappresentati».
«Vi racconto il Vate in una Capri perduta»
Anna Kanakis parla del suo romanzo: «Scrivo perché la tv è povera di idee e morbosa»
