Spettacoli Tv

Se il Lago dei Cigni diventa il sofà dell’analista

Dopo la brillante serata del Tokyo Ballet in termini tutti béjartiani (più apprezzato inevitabilmente è stato la "Sacre du printemps") il testimone nel cartellone estivo di Caracalla è doverosamente...

Dopo la brillante serata del Tokyo Ballet in termini tutti béjartiani (più apprezzato inevitabilmente è stato la "Sacre du printemps") il testimone nel cartellone estivo di Caracalla è doverosamente passato alla compagnia di ballo del Costanzi, da anni diretta con fantasia dal coreografo belga di origini russe Micha van Hoecke. Bisogna ringraziare questa volta gli architetti delle sontuose Terme imperiali se il classico "Lago dei cigni" (1895) di Petipa - Ivanov modernamente riveduto e corretto da Patrice Bart, già étoile dell' Opéra di Parigi, sino a martedì di scena a Caracalla, ha potuto essere rivisto con occhi nuovi. La essenzialità e l'inconfondibile colore delle mura facevano da sfondo, in luogo della originale scenografia ricca e colorita, dando alla tragica storia d'amore di Sigfrido e Odette, qui ambientata costumisticamente alla fine dell'Ottocento invece che in un anacronistico medioevo, una monocroma ma suggestiva cornice. Ma per il resto tuttavia proprio da questa maggiore essenzialità venivano meglio evidenziati anche gli innegabili difetti di questa edizione, che senza alcun motivo tenta di giustificare psicoanaliticamente gli atteggiamenti dell'indeciso principe attraverso una figura materna possessiva e ambigua al punto da flirtare apertamente con il bel Rotbart in frac. Per sfuggire alle grinfie di una madre così il principe ce la mette tutta (e lo si comprende bene) lasciandosi trascinare dagli eventi sino ad uno scontro mortale col malvagio mago in un finale del tutto inatteso e discutibile: i due si strozzano a vicenda, mentre la sventurata Odette finisce a Chi l'ha visto. Buona tuttavia la prova dei principali interpreti: la russa Jurgita Dronina lirica è temperamentale al punto giusto, il bravo Dinu Tamazlaclaru elegante principe bamboccione, ma anche la Straccamore relegata nei panni della invadente regina madre e l'ambivalente Rotbart di Manuel Paruccini. Perfettibile invece la sincronia nei movimenti d'assieme e la talora approssimativa divisione degli spazi scenici. Esasperatamente infine (forse a causa di esigenze coreografiche) certi stacchi di tempo di Nir Kabaretti che rendono quasi irriconoscibili le belle pagine ciaikovskiane. Ora a succedersi sul palco saranno le altre coppie ospiti tra cui quella nostrana formata da Alessandra Amato, una certezza del Teatro, e il valente Giuseppe Picone (11 luglio). Per chi invece fosse preoccupato delle future sorti del ballo romano ecco (10 luglio ma al Costanzi) il beneaugurante saggio della Scuola diretta con perizia da Laura Comi. In scena una coreografia di Alessandro Bigonzetti, un "Ebony Concerto" di Massimo Moricone su musica di Strawinskj ed una suite del "Don Chisciotte" organizzata dai maestri cubani della scuola.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.