In anticipo sui suoi tempi consueti il Teatro dell’Opera di Roma alza il velo sulla sua programmazione di lirica e balletto della prossima stagione 2014-15. Il bilancio, sbandierato dal nuovo sovrintendente Carlo Fuortes, è di 14 produzioni (9 opere e 5 balletti) per un programma che spazia dal Settecento ai giorni nostri. Basta scorrere a volo d’uccello i titoli per rendersi conto che si sono fatte scelte ultrapopolari (per evidenti ragioni di bilancio) e che si è contato molto soprattutto sui registi di grido con nomi di prestigio da Ronconi a Graham Vick. Il nume tutelare resterà però quello di Riccardo Muti che si impegna a dirigere sia l’"Aida" inaugurale del 27 novembre con la regia di Pier’Alli sia "Le nozze di Figaro" in maggio in un progetto mozartiano triennale che negli anni a venire approderà a "Don Giovanni" e "Così fan tutte". Ancora titoli accattivanti con "Rigoletto" (dal 4 febbraio) diretto da D’Espinosa e la regia di Muscato (interprete George Petean), una "Lucia di Lammermoor" di classe diretta da Roberto Abbado e con la regia di Luca Ronconi (dal 31 marzo) con Jessica Pratt, ma soprattutto con la preziosa "Tosca" diretta da Donato Renzetti (dal 1 marzo) che recupererà l’allestimento scenico (di Hohenstein) ed i costumi della celebre prima romana dell’anno 1900. Tra le quattro opere in lingua straniera spicca il "Werther" di Massenet (dal 18 gennaio) con la direzione di Lopez Cobos e il lanciatissimo tenore Francesco Meli nel ruolo del titolo, ma anche la romantica "Dama di picche" di Cajkovsky (dal 19 giugno) con la direzione di James Conlon e la regia di Peter Stein ed un cast tutto russo. Titoli più rari almeno da noi il nuovo allestimento dell’"Ascesa e caduta della città di Mahagonny" di Kurt Weill (dall’8 ottobre 2015) per la regia di Graham Vick che già ne realizzò una a Parigi nel 1990 e l’allestimento del Théatre du Chatelet di Parigi di "I was looking at the ceiling and then I saw the sky" di John Adams con la regia di Giorgio Barberio Corsetti tra contemporanea e musical. Tra tradizione e modernità anche il balletto con in apertura di stagione uno "Schiaccianoci" di Amedeo Amodio ed in autunno le riprese della Giselle targata Bart e della deliziosa "Coppelia di Petit" rimontata da Bonino. Più stuzzicanti sulla carta in febbraio la serata con musica di Strawinsky ("Le Chant du rossignol" di Massine con scene del futurista Depero) e Orff (una nuova versione coreografica dei "Carmina Burana" realizzata da van Hoecke) ed il trittico su Alvin Ailey ("The River"), Limòn ("La pavana del Moro") e Forsythe ("Artifact II") in aprile. La sfida insomma è cominciata. I dati riferiti sono ben auguranti: 114 recite previste (72 di opera e 42 di balletto), dunque 25 in più dello scorso anno, ed il miraggio di conquistare 35/40mila spettatori in più. «Tagliare durante la crisi – ha detto Fuortes – è andare verso l’asfissia. La scelta è invece rilanciare aumentando la produzione e le recite. Senza tagliare abbiamo sinora incassato 500 mila euro in più e questo cartellone è un impegno nei confronti della città. Si alternano insomma nuovi allestimento e riprese (come il Rigoletto che riprende quello di settembre) e coproduzioni con teatri esteri». Approfondisce in merito i direttore artistico Alessio Vlad: «Abbiamo cercato di dare identità culturale ed artistica al Teatro, questo era il presupposto perché il maestro Muti continuasse nel suo lavoro che si apre verso nuove dimensioni: affrontare Mozart è una sfida complessa per tutti». E l’Opera sarà di nuovo a Salisburgo a fine agosto del prossimo anno con "Ernani".
Da Aida a Tosca Il Teatro dell’Opera punta sull’ultrapop
Muti si dividerà tra Verdi e Mozart Fuortes: «Rilancio con più produzioni»
