«Dedico la vittoria a mia madre, scomparsa lo scorso anno, un’artista della cucina che mi ha in parte trasmesso l’amore per il cibo inteso come un’arte da coltivare». Sono le prime parole di Federico Ferrero, il 39enne medico di Torino incoronato terzo MasterChef d’Italia nella finalissima del cooking show di Sky Uno che ha toccato il 7,2% di share con oltre 1.400.000 spettatori. Quale messaggio che ha voluto far arrivare al pubblico con il suo modo di avvicinarsi al cibo? «Essendo un medico che si occupa di nutrizione, ho lanciato fin dalle prime puntate una sfida: l’alta cucina deve essere sana. Invece, in tutti i ristoranti stellati, predominano, per esaltare i piatti, sapori forti, gran quantità di spezie e sale. E ci alza da tavola appesantiti. Io sono convinto, come medico, ma soprattutto come uomo, che questa tendenza non rappresenti la cucina del periodo in cui viviamo». In questo senso il suo percorso a MasterChef è stato in controtendenza? «Ho cercato di interpretare alla mia maniera molte delle ricette proposte, spesso in contrapposizione con le indicazioni dei giudici che però hanno apprezzato l’originalità e la valenza del messaggio. La cucina è la mia vita, io ho una vera storia d’amore con il cibo coltivata fin dall’adolescenza». Come è iniziata la passione per i fornelli? «Il contributo di mia madre, ammalatasi purtroppo molto presto, ha trovato terreno fertile in me. I miei amici ricordano le lunghe ricerche alle quali li costringevo per trovare anche solo un ingrediente che mi mancava per preparare una cena. Nel momento della vittoria li ho voluti accanto a me». Come sta pianificando, adesso, il suo futuro? «Fra tre settimane sarà pronto il libro da me firmato che non conterrà soltanto la descrizione delle ricette, ma parlerà di cibo nella accezione più lata possibile. Desidero far conoscere al grande pubblico che la cucina è un’arte che ha avuto, nei secoli una tale importanza da auspicare addirittura l’esistenza di una Musa addetta alla protezione dei fornelli». Pensa anche a progetti tv? «Mi piacerebbe realizzare programmi dedicati al cibo sia sul piccolo schermo che in Radio ma anche sul web. Qualsiasi mezzo di comunicazione è valido per affermare la mia idea di cucina sana». Nell’attuale società, lei dedica al cibo uno dei posti di primaria importanza? «È esattamente così. Oggi ognuno di noi ha bisogno di certezze, di valori sani, di eleganza e di raffinatezza: tutto questo rappresenta l’arte culinaria intesa nella accezione sana del termine. Non a caso, nella Cina imperiale un grande Chef fu elevato al ruolo di Primo Ministro». Nella sua cucina ci sono tutti gli ingredienti, però. «Certo, ma ho una predilezione per le verdure. Il 70% della nostra dieta dovrebbe contenerla. Ciò non toglie che io sia un buongustaio e guardi a 360 gradi tra gli ingredienti. Ma in questo senso io ho osato molto nel corso della gara proprio per far passare l’idea di una alimentazione sana». Davvero ha saputo della vittoria solo durante la diretta della finalissima? «Abbiamo vissuto circa sette mesi e mezzo nell’incertezza. Dal giorno in cui si sono concluse le riprese delle puntate, nessuno di noi ha saputo nulla sull’esito della gara». Come mai al momento della proclamazione del vincitore non era presente nessuno della sua famiglia? «Mio padre, ex dirigente industriale e mia sorella che lavora nel settore della comunicazione, hanno seguito la diretta da casa. Accanto a me c’era la mia migliore amica di sempre che adesso ha anche il compito di occuparsi di me, dal punto di vista professionale». Dunque sta per spiccare il volo nel settore culinario? «Con i 100 mila euro in gettoni d’oro salderò alcuni conti sospesi in ristoranti. Il resto lo utilizzerò per realizzare il mio lungo viaggio finalizzato a far riscoprire l’importanza del cibo». Diventerebbe testimonial di marchi alimentari? «Mai. Devo portare avanti la mia filosofia del cibo non quella altrui. Tradirei me stesso».
Federico il MasterChef: «Viva la cucina sana»
Vincitore del talent: «Devo il trionfo a mia madre. Ora non c’è più. Per lei il cibo era arte da coltivare»
