«Da casa mia, al Gianicolo, Roma sott'acqua non la vedo». Dopo le bordate dei giorni scorsi su Roma-Kabul, Carlo Verdone glissa. Ma sull'Italia no: «Un paese feudale». Firma svelto, gentile star acclamata dovunque vada, (lunedì era a Napoli, ieri a Roma) autografi sulla locandina del suo nuovo film, "Sotto una buona stella", prodotto da Aurelio e Luigi De Laurentiis, nei cinema italiani in 330 copie da domani. Una commedia, diretta e interpretata da Verdone, che ha accanto Paola Cortellesi, personaggio chiave del plot. Ma una commedia con retrogusto amaro. Verdone impersona un uomo d'affari che perde il lavoro per i pasticci illegali della sua finanziaria. E deve fare i conti anche con l'ostilità dei due figli disoccupati, lasciati da piccoli alla sola cura della madre. Ora, non potendoli più mantenere, deve riportarseli in casa, insieme con la nipotina. «Un film sulle solitudini - dice il regista - su gente in cerca di sostegno, solidarietà, abbracci che non trova. Un film sul disorientamento che stiamo vivendo». Verdone, Tea Falco, nel ruolo di sua figlia, dice la frase più drammatica della pellicola: «L'Italia non è un paese per giovani». «Giusto. Da noi gli anziani non mollano il posto e i ragazzi devono emigrare. Sono addolorato,l'ottanta per cento dei figli dei miei amici sono andati via. È la crisi dell'Europa, un continente vecchio. Da ridisegnare attraverso il ricambio generazionale». In Italia è peggio. «Vanno tutti all'estero perché lì fanno gavetta, ma almeno hanno un'opportunità. Il nostro invece è uno stato feudale più che repubblicano. Diviso in Nord, Centro, Sud. Come in una perenne riunione condominiale dove l'amministratore è il presidente della Repubblica. Ora anche Napolitano è sotto tiro. Manovre sciagurate. Basta con vecchie polemiche e politica retrò. Il passato è passato. È stato un disastro. Adesso ricostruiamo qualcosa. Io non voglio non pensare alla buona stella». Che è rappresentata dalla Cortellesi, provvidenziale vicina di casa che smussa i contrasti della sua disastrata famiglia. Com'è stato lavorare con lei? «Facile, ha portato se stessa. Con tanta generosità che ogni cosa che fa è credibile. Ti dà la battuta perfetta, crea la sintonia per improvvisazioni sul set. Non è facile dosare realtà difficili, quelle che vedo parlando con la gente, in toni da commedia. Bisogna trovare equilibrio. Paola e il cast mi hanno aiutato. È stato un set di giovani entusiasti: la Falco, Lorenzo Richelmy, i tecnici che hanno affiancato il direttore della fotografia Ennio Guarnieri». La pellicola s'ambienta a Roma, ma gli esterni - zona Eur - sono pochi. «La maggior parte delle scene si svolge in due appartamenti, ricreati a Cinecittà, ammirevole per il lavoro delle maestranze. Patrimonio da preservare». Un film corale. Come quelli degli ultimi anni. «Cominciai con "Compagni di scuola". Eravamo in 18, il produttore, Cecchi Gori non credeva nel copione. Ma ormai il Verdone degli inizi, dell'ingenuo, del coatto, il personaggio unico che regge tutto, non aveva più senso. Continuare così sarebbe stato patetico. Io non avrei mai creduto di poter durare tanto, se è avvenuto è perché non ho dato al pubblico sempre la stessa cosa. E ora ho bisogno di film corali perché io ci metto la mia esperienza e gli altri interpreti la loro energia». Senza tralasciare set di grandi registi come "La grande bellezza" di Sorrentino, in gara per l'Oscar. Come attende la notte della Statuetta? «Con orgoglio per il nostro cinema. E non smettendo di correggere quanti continuano a scrivere che è un film su Roma. No, è un lavoro su una condizione esistenziale». Nel suo nuovo film tra le sequenze esilaranti c'è quella del grottesco reading di versi organizzato in salotto da sua figlia, dove si cita il Festival dei poeti di Castelporziano. «Erano anni caotici e creativi. Io ci sono stato, nei giorni di sabba in cui venne Evtushenko. Grande attesa, poi arriva un tizio del posto che chiede al russo: "Dicce ar volo 'na poesia su Ostia". Lui ci pensa serio, si mette due dita sulla fronte, poi snocciola davanti al mare mossissimo: "Ostia, onde di preservativi"…». Da ieri a oggi. C'è Napoli-Roma di Coppa Italia. Vedrà la partita con Aurelio De Laurentiis? «Impossibile. Immagina io entusiasta e lui incavolato, o viceversa? Avranno il coltello in bocca. Speriamo in una Roma più cattiva, che lavori meglio sulle fasce laterali. E in una buona stella».
L’invettiva di Verdone: «Povera Italia mia sei solo un feudo»
Il popolare attore e regista: giovani costretti ad emigrare Il Paese è diviso come un condominio
