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Dalla tragedia nasce la vera amicizia

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Tante iniziative in programma per non scordare l'Olocausto A Roma dopo 70 anni si ritrovano le famiglie di salvati e salvatori

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LaGiornata della memoria di oggi è l'occasione privilegiata per rimuovere la polvere del tempo da alcune storie di famiglie e di solidarietà che, in forza della loro valenza universale, sono sempre attuali e di ispirazione per le nuove generazioni. Anche un oggetto di uso quotidiano, come un sapone, può celare una storia di coraggio e umanità che lega con un filo rosso due famiglie che si sono incontrate a settant'anni di distanza. Una proustiana ricerca del tempo perduto, che mostra come talvolta un seme piantato decenni prima abbia portato, con il passare delle stagioni, a un robusto e rigoglioso albero. Quella che vogliamo raccontarvi oggi è la storia delle famiglie Zarrelli e Della Seta. Antonio Zarrelli giunge a Roma da Benevento, fa il militare ad Albano, incontra Maddalena, se ne innamora e la sposa all'inizio degli anni Venti. Insieme a lei Antonio avvia un saponificio, con sede prima a San Pietro e poi a San Giovanni. In pochi anni il saponifico Zarrelli diventa il secondo d'Italia. Enrico Della Seta è invece un maggiore dell'esercito italiano, responsabile di un importante ufficio al Ministero della Guerra. A causa dell'entrata in vigore nel 1938 delle leggi razziali, Enrico, di antica famiglia ebraica romana e vicepresidente della Comunità, si trova improvvisamente senza lavoro con moglie, suocero e due bambini a carico. Nel 1940 trova un provvidenziale impiego come contabile, proprio nel saponificio di Antonio e Maddalena Zarrelli. Il 16 ottobre 1943 la situazione per gli ebrei in Italia precipita, così Antonio offre a Enrico e alla sua famiglia, per nove mesi, un ricovero sicuro in uno degli appartamenti sopra lo stabilimento di sapone a San Giovanni. La famiglia Zarrelli non si limita a fornire ospitalità, ma procura ai Della Seta documenti falsi e carte annonarie per le necessità quotidiane. Un gesto di grande coraggio, poichè chi nascondeva ebrei metteva a repentaglio la propria vita. Nel clima di caccia alle streghe che caratterizzò la fine della Seconda Guerra mondiale, Antonio Zarrelli fu accusato di connivenza con il regime fascista e di essere stato il «saponiere del Duce». Enrico Della Seta, ricambiando con identico coraggio l'ospitalità dell'amico, testimoniò in favore di Antonio, contribuendo così al suo scagionamento. Facciamo un salto temporale di 70 anni e arriviamo alla settimana scorsa, quando Maurizio Della Seta, che da bambino visse nascosto in quei drammatici mesi nell'appartamento sopra la saponiera, incontra per la prima volta Pino Zarrelli. Un evento reso possibile dalla comune conoscenza dei due da parte di un gommista di via Gela, che procura loro i rispettivi numeri di telefono. Pino, nipote di Antonio, ha incontrato finalmente la famiglia del suo salvatore, compresi i figli e i nipoti dei due protagonisti di questa storia. Quattro generazioni si sono ritrovate, così, nel ricordo dei propri nonni, piccoli, grandi eroi di umanità. Nell'occasione la famiglia Della Seta ha espresso il desiderio di istruire al più presto la pratica per riconoscere ad Antonio Zarrelli la medaglia di «Giusto tra le Nazioni», massima onorificenza concessa dallo Stato d'Israele per chi abbia salvato vite umane e si sia distinto per atti eroici durante la guerra.

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