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Un ballerino classico, bello come il sole, la perfezione in terra e sul palcoscenico, un semideo adorato da donne deliranti

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ClausWull ha il mondo ai suoi piedi ma nasconde un terribile segreto: è un tossicodipendente. La droga è entrata nella sua vita d'artista e lo sta avvelenando lentamente. Quando incontra una ragazza, Siriana Sirio di cui s'innamora follemente e che lascia il fidanzato-promesso sposo per correre dal bel ballerino, Claus è dilaniato dal dubbio se coronare il suo sogno d'amore ingannandola oppure raccontarle tutto rischiando di perderla per sempre. Claus Wull è il protagonista di «Un ballerino in Paradiso» Ed. Sonzogno rimasto incompiuto da Liala (Amalia Liana Cambiasi nata a Carate Lario nel 1897 e morta a Varese nel 1995). Lo ha portato a termine Mariù Safier, giornalista e scrittrice, autorizzata da Primavera, la figlia della grande scrittrice lombarda. Che responsabilità Mariù... «Enorme! Io ho avuto l'onore di completare anche "Con Beryl, perdutamente" che è stata pure una grande sfida. Quando è uscito in quindici giorni è andata esaurita la prima edizione». Ma come ha fatto a entrare nella testa di Liala? «L'importante era seguire il suo filone, impostare i personaggi in un certo modo rimanendo fedele alla sua visione di vita». Parliamo un po' delle donne di Liala.. «Per certi versi ha anticipato il femminismo. Donne di temperamento, protagoniste a tutte gli effetti, che prendevano in mano la propria vita». Il ballerino protagonista è una novità per Liala? «Lei aveva come modello Rudolf Nurejev io, naturalmente, Roberto Bolle. Certo la storia non c'entra nulla con questi due grandi danzatoriha è ovvio». Colpisce, ancora, lo stile impeccabile di Liala, le descrizioni maniacali ad esempio degli abiti di Siriana, gli accostamenti dei colori, il gusto per la sartorialità.. «Liala era una donna molto elegante. Il suo immaginario era legato al mondo del cinema e del teatro. Quando aveva bisogno di creare un personaggio s'ispirava a quel mondo». Come nasce la passione per Liala? «Ho avuto in casa, da sempre, l'intera collezione dei suoi libri, un'ottantina. Ancora ne posseggo una sessantina. Poi nel 1995 ho conosciuto Primavera. È nata l'amicizia e dieci anni dopo l'idea di completare i due incompiuti». A chi è rivolto "Un ballerino in Paradiso?" «A un pubblico vario. Di lettrici di Liala ce ne sono ancora. Piace pure agli uomini e in genere ai lettori con una certa educazione. E poi c'è questa modernità. Liala aveva capito che la droga poteva essere un veicolo di distruzione». I suoi romanzi finiscono tutti bene? «Macché! Nel primo libro della serie Lalla Acquaviva lei aveva fatto morire la protagonista! Le lettrici s'infuriarono. Fu costretta a resuscitarla».

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