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«Io, loro e Lara» l'ultimo film di Carlo Verdone la vede nel ruolo di un papà, che papà? «Un papà molto vivace, al quanto pazzarello.

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Unfilm da vedere assolutamente». Attore e doppiatore, più attore o più doppiatore? «Attore e basta. Un doppiatore è anche un attore, un attore è anche un doppiatore». Come ha cominciato? «Con il teatro amatoriale. La passione per la recitazione mi arriva prepotentemente alla tenera di 16 anni. Non potevo dedicarmi a questo mestiere, dovevo guadagnare per mantenere la mia famiglia. Una famiglia unita ma umile». E poi? «Ho cominciato a fare il doppiatore». Il successo? «Il successo intorno ai 40 anni, si fa per dire, la mia voce regalata ad attore bravissimi e famosissimi in tutto il mondo, Bill Crosby, Bud Spencer, Gene Hackman». E il cinema? «Il mio primo ruolo cinematografico mi fu regalato da Roberto Rossellini, una produzione televisiva sulla figura di Sant'Agostino. E poi tanti generi dal poliziesco al cinema impegnato». Un periodo della sua vita che non ha amato? «Quello in collegio. Una esperienza infelicissima, che mi ha toccato profondamente ed ho portato con me per tutta la vita fino a qualche anno fa». E l'infanzia? «Disastrosa, un periodo a cavallo della guerra, i rifugi, il freddo, i bombardamenti. Un ricordo felice solo mio fratello, un ragazzo con le idee chiare con il quale ho un ottimo rapporto. Una mamma serena ed un papà bravo». E ora qual è il suo futuro? «Amo molto il lavoro, sono sposato e ho un figlio anche lui doppiatore. Il lavoro davvero mi aiuta a vivere. Penso di essere una persona umile. L'umiltà è un valore nel quale credo davvero». E il mestiere dell'attore? «Mi piace questo lavoro e quando lavoro non penso solo a pronunciare parole ma a trasmettere sentimenti, spero di riuscirci ancora».

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