AmaliaMancini Nei grandi occhi scuri della giovane mezzosoprano georgiana Anita Rachvelishvili, si legge l'emozione di aver debuttato, applauditissima, alla Scala, nel ruolo della Carmen di Bizet, l'opera con la regia di Emma Dante diretta da Daniel Barenboim che ha aperto la stagione della Scala. Anita è nata a Tbilisi, capitale della Georgia, il 28 giugno 1984. Figlia di genitori georgiani, ha una sorella, Diana di 23 anni, che frequenta l'accademia d'artigianato in Georgia. È stato difficile raggiungere il successo? «Ho vissuto in un paese dilaniato dalla Guerra, iniziata nel 1989 quando la Georgia è uscita dall'Unione Sovietica che ha smesso di darci da vivere. La Russia ci ha tolto tutto. E sono iniziati i guai». Anche per la tua famiglia «La guerra non ha risparmiato nessuno. Mia madre era ballerina, aveva una scuola di danza tipica georgiana e mio padre era musicista rock e faceva concerti con la sua band. Con la guerra ho smesso di fare pattinaggio e i miei hanno dovuto cambiare lavoro. Papà ha iniziato a fare l'operaio in un cantiere. Mamma ha dovuto fare la parrucchiera». Quanto sei stata aiutata dai tuoi genitori? «Hanno dovuto ipotecare la nostra casa per farmi venire in Italia, e con quei soldi ho potuto sostenermi all'inizio, a Milano, nell'ottobre del 2007. Poi ho vinto una borsa di studio e ho mandato i soldi ai miei per contribuire a pagare la casa e continuo a farlo anche ora». Quali scuole hai frequentato? «Ho studiato pianoforte per 10 anni. Mio padre si mise alla ricerca di un insegnante di canto per la mia voce e nel 2002 mi iscrisse al Conservatorio che dura sei anni. Ho preso il diploma ma per venire in Italia non ho frequentato l'ultimo anno e non ho ancora il diploma aggiunto». Cosa ti ha portato a scegliere questa carriera? «Da piccola amavo il rock, cantavo Led Zeppelin, Deep Purple, Pink Floyd, avevo un amico con cui canticchiavo in qualche localino, nulla di importante. Appena ho iniziato a studiare canto mi sono innamorata della lirica ed ho fatto concerti e vari spettacoli in conservatorio. Ho sostenuto i miei studi con tre borse di studio, una del Conservatorio, un'altra del presidente della Georgia e la terza, del cantante basso georgiano Burchuladze». La tua esperienza più bella, la Carmen, ovviamente «Sì, decisamente sono stata fortunata, la direzione del teatro mi è stata molto vicina ed ho avuto dei colleghi meravigliosi». Nessun rimpianto? «Mi dispiace che la mia insegnante di canto Manana Egadze non sia più viva, è morta qualche giorno prima che io partissi per Milano nel 2007, l'avrei tanto voluta al mio debutto». Qual è stata la reazione dei tuoi genitori al tuo debutto? «Erano in seconda fila, io cantavo e li guardavo, hanno pianto tanto soprattutto durante gli appalusi finali. Erano felicissimi, mamma ha detto che le pareva una favola e a mia sorella è parso un film di Hollywood». Hai mai presagito il tuo debutto alla Scala? «Mai. Il sentore lo ha avuto mio padre, mi diceva tu farai questo, arriverai lì, debutterai alla Scala ed io ho creduto in lui, mi sono sempre fidata delle sue sensazioni perché qualsiasi cosa ha voluto fortemente, si è sempre avverata. Dedico il mio debutto ai miei genitori, ai miei insegnanti e a Riccardo Massi, il mio fidanzato con il quale vivo, è un tenore, il 4 dicembre ha debuttato alla Scala con me». I tuoi miti italiani? «Amo l'Italia, ho letto i libri di Fabio Volo, adoro Adriano Celentano, Franco Corelli, tenore fantastico e Fiorenza Cossotto, mezzosoprano».
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