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Lorenzo Tozzi Capodanno vuol dire Concerto dei Wiener al ...

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Ma il melodramma italiano (salvo quello buffo) non possiede la verve e l'energia delle danze viennesi ed il confronto appare improponibile. Così dopo la Fenice ecco accendersi (su Raidue in differita) le luci del vero e unico Concerto di Capodanno, per la prima volta diretto da Georges Prêtre. E la sua presenza portava un po' di «air de Paris» grazie a pezzi come la Marcia di Napoleone di Johann Strauss, il Pariser valzer, la Polka parigina e addirittura il cancan di Offenbach evocato nella Quadriglia d'Orfeo per non dire del Versailles Galop di Johann padre o della Marseillaise che in barba alla censura aleggia in un Valzer parigino dedicato alla Duchessa d'Orléans. Si respirava a Vienna però anche aria di sport (anche una Sport Polka di Joseph) con accenno sia ai prossimi Europei di calcio (sciarpe, pallone, fischietto e cartellini colorati erano di scena) sia alle Olimpiadi di Pechino (un Galop cinese di Johann padre). Piacevoli le evoluzioni della scuola spagnola di equitazione e i balletti, con due ballerini che per la prima volta giungono a sorpresa sino ai piedi del palco. Oltre un miliardo di spettatori in mondovisione. Uno spettacolo non claustrofobico, eccitante e leggero. Inimitabile. Anche quando va nel pallone, Vienna si dimostra sempre imperiale.

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