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Il «Cristo» di Gibson, in Usa non si parla d'altro

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Ma si preannuncia anche oggetto di roventi polemiche, dopo che la visione per la stampa estera dell'altro ieri, ha già lasciato una scia di dubbi e perplessità sulla pellicola. Secondo stime del quotidiano Usa Today, Gibson potrebbe recuperare i 25 milioni di dollari investiti di tasca sua nella sola prima settimana di proiezione: cifre da Guinness dei primati per una pellicola girata in latino e aramaico. Ad alimentare il successo annunciato del film che uscirà nelle sale "rated R" (per l'inaudita violenza di alcune scene i minori potranno entrare solo se accompagnati da un adulto) è stata la controversia che ha accompagnato il film e il tam tam delle chiese che hanno arruolato legioni di fedeli per portarli alla prima visione. «Puoi essere a favore, o puoi essere contro, ma questo è il film di cui si parlerà negli uffici, nelle scuole, a cena, nei week end», ha detto Gitesh Pandya di boxofficeguru.com. Anche Fandango, un sito web di prevendite di biglietti cinematografici ha registrato un boom di richieste: il 43 per cento dei suoi clienti la scorsa settimana erano futuri spettatori di «The Passion». Le polemiche delle organizzazioni ebraiche che hanno accusato il film di antisemitismo hanno alimentato la curiosità e non hanno certo indotto personaggi come Arch Bonnema, un finanziere di Plano in Texas, a desistere dalla sua opera di proselitismo: Bonnema ha speso di tasca sua 42 mila dollari per promuovere il film comprando seimila biglieti per i parrocchiani della Prestonwood Baptist Church. Ha anche affittato il cinema centrale di Plano per assicurare che tutti le sue venti sale siano riservate a proiezioni della «Passione di Cristo».

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