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di ANNALAURA FUMO GRIFFARE abiti e accessori con le iniziali del proprio nome e cognome.

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Camicie, pantaloni, ma anche biancheria da letto (federe e lenzuola) e da bagno (asciugamani e accappatoi). Con il passare del tempo, il vezzo è rimasto a non pochi professionisti. Capita ancora di incontrare avvocati, medici e general manager che hanno personalizzato una parte del guardaroba. Le iniziale sul petto della camicia sono diffusissime e fanno chic. Finchè non è tornata a essere una moda a tutti gli effetti. A rilanciarla, sono state le star. Nicole Kidman, per esempio, indossa solo scarpe griffate NK. La bella australiana non si accontenta più di sfilare per i più bravi stilisti del pianeta o di esserne la testimonial. Vuole di più: imprimere accanto al logo del designer anche le iniziali del proprio nome. Le stesse esigenze sono state palesate dalla poliedrica Madonna o dalla cantante-attrice Jennifer Lopez. La tendenza ha contagiato anche gli uomini. Per sponsorizzare scarpe sportive sembra che Ben Affleck abbia avanzato la medesima pretesa. Pubblicizzare il prodotto? Certo. A due condizioni: una sostanziosa contropartita economica e l'esigenza che la propria sigla compaia accanto al nome del designer. E la gente comune? A loro ci pensano le grandi industrie. Come la Nike, per esempio. Da qualche tempo sul sito www.nike.com si è scatenata una vera e propria gara alla ricerca del "modello unico". Tutti i clienti possono acquistare delle calzature Nike personalizzate. Scegliendo tipo, colore e misura. Su uno dei lati della scarpa, infine, vengono incise le prime lettere o scolpito il nome per intero. I modelli più richiesti hanno colori molto stravaganti, magari quelli della squadra del cuore. Le signore preferiscono tinte più tenui. In fondo la sfumatura non è rilevante. L'importante è che sul lato della scarpa ci siano, bene in vista e con un colore in contrasto, le iniziali del proprietario. Insomma, per essere trend bisogna avere un capo "firmato" in tutti i sensi. Dallo stilista e da chi lo indossa.

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