E con quella disinvoltura un po' bottegaia così insistentemente rimproverata ai propri nemici, in quattro e quattr'otto ha messo insieme un volume raccogliendo articoli apparsi, nel periodo 2000-2002, sui giornali di mezzo mondo. Il risultato, come si poteva prevedere, non è certo dei più esaltanti, specie se si considera che questo globe-trotter dell'antagonismo sociale non solo individua nella proprietà e nel libero mercato l'origine di ogni nostro problema, ma riesce perfino a vedere nei «centri sociali» italiani l'alba di una nuova società e di un modo diverso di convivere. Il volume - che mescola esperienze in Europa ed in Nord America, nel primo e nel terzo Mondo - vorrebbe essere un «diario dal fronte», ma non va oltre l'antologia di ovvietà ed insulsaggini. Come si è detto, per la Klein il «nemico principale» dell'umanità è il capitalismo liberale; tanto che ogni disuguaglianza è descritta quale risultato di un'aggressione ed ogni risorsa privata è considerata un furto ai danni del patrimonio collettivo. Gli scambi volontari, inoltre, sono una violenza dei potenti verso i più deboli e l'unica soluzione di fronte a tutto questo (manco a dirlo!) consiste nel recuperare il più stantio socialismo a base di proibizioni, statalismi e burocrazie parassitarie. Sanità di Stato, scuola di Stato e solidarietà di Stato sono infatti le uniche proposte che emergono da questa confusa retorica anarcoide (libertaria solo in apparenza), e perfettamente funzionale agli interessi della classe politica (nella sostanza). Un libro, questo «Recinti e finestre. Dispacci dalle prime linee del dibattito sulla globalizzazione» edito da Baldini & Castoldi, che forse venderà molte copie, ma che tra un anno certo nessuno ricorderà più.
di CARLO LOTTIERI DOPO l'enorme successo editoriale di «No Logo», che ha fatto della giovane ...
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