Ingiustizie dal Pakistan a Londra
UN «VIAGGIO della speranza». Dal Pakistan a Londra. Protagonisti due ragazzi afghani ospitati in un campo profughi vicino a Peshawar. Le famiglie li vedono partire convinte (lì non hanno futuro) e li aiutano racimolando i soldi necessari. Una viaggio soprattutto via terra, naturalmente, con vari alti e bassi, compreso, dopo una tappa in Iran, un ritorno forzato in Pakistan. Poi di nuovo, prima in camion, poi in autobus, quindi a piedi, dall'Iran in Turchia, fino a Trieste, nascosti su un traghetto dove uno dei due morirà di stenti. L'altro invece riuscirà ad arrivare fino in Francia e da lì, grazie al tunnel sotto la Manica, finalmente a Londra. Immigrato clandestino, con tutti i rischi che la condizione comporta. Ci ha documentato questo viaggio un regista inglese, Michael Winterbottom, di solito poco incline alle cronache asciutte, anche quando ha affrontato i temi scottanti della guerra in Bosnia («Benvenuti a Sarajevo»). Questa volta, invece, si è addirittura avvicinato al cinema-varietà, con intepreti non professionisti, con un itinerario tra confini, città, montagne rappresentato senza mai cedere alla finzione, con il sussidio oltre a tutto, per le immagini, di una video camera digitale che gli ha permesso di non separarsi mai dal reale, rappresentato quasi nello stesso momento in cui lo si incontrava. E senza retorica neanche quando, tra le pieghe del racconto, si fa balenare il tema alla base del film, l'ingiustizia che induce gli Stati ad accettare chi fugge a causa della politica e non quelli che fuggono per fame: «cose di questo mondo», appunto. Un documento di oggi. G. L. R.
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