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Coronavirus, i laureati in Medicina subito a lavoro. Così negli ospedali arrivano 10mila medici

Carlo Antini
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Contro l'emergenza coronavirus i medici laureati saranno subito abilitati alla professione. E' quanto previsto nel decreto Cura Italia. La laurea in Medicina sarà definitivamente abilitante alla professione medica. Un fondo di 50 milioni di euro per Università, Enti di ricerca e Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale. Massima flessibilità per la restituzione dei fondi agevolati concessi agli Enti di ricerca.  Per approfondire leggi anche: Senza mascherine c'è il rischio paralisi Queste, in sintesi, sono alcune tra le novità più rilevanti contenute nel «Decreto Cura-Italia» e annunciate dal Ministro dell'Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. Il ministro Manfredi commenta così i risultati ottenuti su sua specifica richiesta: «Fronteggiare l'emergenza Coronavirus significa dare risposte immediate ma con una visione che consentano all'Italia di guardare in prospettiva al medio-lungo periodo. Un primo segnale importante, in tal senso, è quello di rendere il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, da questo momento in poi, immediatamente abilitante per l'esercizio della professione di medico-chirurgo. Questo significa liberare immediatamente sul Sistema sanitario nazionale l'energia di circa diecimila medici fondamentale per far fronte alla carenza che lamentava il nostro Paese. Cogliamo questo momento di difficoltà per adeguarci per sempre e con positività anche alle esigenze di una società che cambia». Con il decreto viene inoltre istituito per l'anno 2020 un fondo denominato «Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell'Università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca» con una dotazione pari a 50 milioni di euro da iscrivere nello stato di previsione del MUR, che sarà ripartito successivamente con uno o più decreti. «Si tratta di fondi che contribuiranno a sopperire alle immediate maggiori necessità determinate dallo stato di emergenza», spiega il ministro Manfredi, «ma serviranno anche a garantire l'approvvigionamento di servizi e tecnologie essenziali in questa fase di crisi». Nel «Cura-Italia» sono inoltre previste una serie di norme regolamentari per garantire agli studenti la continuità del percorso didattico sia nelle università sia nelle Scuole di Alta formazione. Tra le altre, «la proroga dell'anno accademico al 15 giugno, una decisione che permetterà agli studenti di laurearsi senza il rinvio alla nuova sessione, con tutte le conseguenze professionali ed economiche». Più in generale, spiega Manfredi, «l'Università rappresenta il motore dello sviluppo del Paese, la testa che guida verso il cambiamento e deve saper dare l'esempio a tutti gli altri. Il sistema universitario ha sin dall'inizio mostrato grande collaborazione e capacità di adeguarsi rapidamente alle nuove esigenze poste da questa emergenza, e di questo ringrazio la Crui e tutti i rettori. In questa direzione, mi sono sentito di chiedere un ulteriore sforzo, sempre nell'interesse dei nostri studenti, a cui stiamo assicurando la continuità didattica, proponendo di posticipare anche il pagamento delle tasse universitarie al 30 maggio» conclude il ministro Manfredi.

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